‘Vayechì’: gli anni migliori di Yacov

Vayechì (a)


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Gli anni migliori di Yacov, furono i diciassette anni che egli visse vicino a Yosèf. Quando egli vide che Yosèf era vivo e che si comportava come suo figlio; che, nonostante i lunghi anni trascorsi nella terra d’Egitto, egli continuava a comportarsi come un figlio di Yacov – come uno zadìk – questo fatto procurò a Yacov una grandissima gioia.      La sua gioia era grande, in particolare perché seguiva lunghi anni, durante i quali Yacov non aveva visto suo figlio e non aveva potuto sapere, che egli si era conservato zadìk. Questa gioia è paragonabile alla luce che segue le tenebre. La luce è sempre preferibile al buio. Eppure, la qualità della luce è molto più evidente, quando essa viene dopo che, in quel luogo, ha regnato l’oscurità più completa. Quanto più grande e profonda è l’oscurità, tanto più risalta la qualità della luce, che viene dopo di essa. E tanto più grande è la qualità della luce, quando essa, non solo respinge il buio che la precedeva, prendendone il posto, ma trasforma quello stesso buio, in luce. Il buio stesso, allora, è illuminato. Così fu la gioia di Yacov, quando incontrò Yosèf. Così è il servizio nella terra d’Egitto. L’Egitto è il “buio”, e Yacov e i suoi figli vi portarono la luce. Essi non solo fecero luce in Egitto, ma fecero in modo che l’Egitto stesso si trasformasse in luce. Yacov organizzò in Egitto ‘case di studio’. Le tribù si occuparono di Torà, in Egitto. In questo modo, gli anni di Yacov in Egitto, divennero gli anni migliori della sua vita. Migliori persino di quelli, che egli aveva trascorso nella terra di Canaàn. Così come la qualità della luce, che spicca maggiormente proprio quando proviene dall’oscurità più grande. 

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