Unione sopra ogni cosa


Intenzione rispetto ad azione Questa spiegazione è però insufficiente, poiché le buone intenzioni non bastano. Sono principalmente le nostre azioni, e non le nostre intenzioni, che D-O giudica. Qualsiasi fossero le intenzioni di Korach, egli creò una controversia che sfociò nella morte di migliaia di persone. Non sembra appropriato immortalare questo messaggio come una delle porzioni della nostra Torà. Inoltre, il nome stesso di Korach è associato alla divisione. La radice ebraica di Korach significa ‘divisione’, ‘scissione’, e i nostri Saggi associano Korach non solo nei fatti, ma anche nell’origine, a questa tendenza. La divisione va nella direzione opposta a quella dello scopo della Torà, che “fu data solo per portare pace al mondo.” Perché una delle porzioni della Torà viene chiamata con un nome che è sinonimo di divisione?

Un’unità più comprensiva La risposta a questa domanda dipende dalla definizione di unità. Un’unità assoluta, elementare, non è possibile nel nostro mondo materiale. Come dice Rashi, nel suo commento: “Il Santo, benedetto Egli sia, ha stabilito dei limiti nel Suo mondo. Puoi forse trasformare la mattina in sera?” Ogni entità ha una sua natura distinta. Il concetto di divisione non deve però andare per forza nel senso opposto ai nostri sforzi verso l’unità. Al contrario, l’unità è più completa quando comprende entità divergenti, ognuna con la sua propria natura. La Torà è stata data per stabilire questo tipo di pace. Non è che le differenze non debbano esistere, esse devono piuttosto fondersi in armonica sinergia. Vi è quindi un posto per Korach nella Torà, poiché la Torà insegna che la divisione può servire uno scopo positivo, e la diversità non deve portare ad un conflitto.

Prendere le nostre proprie decisioni Tuttavia, D-O desidera che l’uomo raggiunga questa unità multi-sfaccettata di propria iniziativa. Egli dà all’uomo il potere e la responsabilità di realizzare questo obiettivo, e la libera scelta di determinare la direzione dei suoi sforzi. Questo si trova riflesso anche nella condotta di Korach. Egli vide che, dopo il peccato del Vitello d’Oro e quello delle spie, Moshè aveva pregato D-O ed aveva evitato decreti celesti volti a colpire il popolo. Allo stesso modo, Korach sentì che, sebbene D-O avesse concesso a Moshe e ad Aharon le loro posizioni, sarebbe stato possibile, con una preghiera sincera, produrre un cambiamento e realizzare le proprie ambizioni spirituali. Egli fece semplicemente la scelta sbagliata. Invece di portare avanti l’unità, rafforzando la connessione del popolo con Moshè ed Aharon, egli prese una via diversa. Invece di vedere nelle differenze un potenziale di armonia, egli fece sì che esse si scontrassero. Korach non realizzò mai il proprio errore. I suoi figli invece lo fecero, quando proclamarono: “Moshè è vero, e la sua Torà è vera.” Essi compresero che la verità, che Moshè insegnava, era il mezzo per portare unità tra il popolo e permettere ad ogni individuo di realizzare il proprio potenziale.

Una questione di tempo Da una prospettiva mistica, è spiegato che il desiderio di Korach rifletteva le elevatezze spirituali che saranno raggiunte nell’Era della Redenzione. Allora, i Leviti (la tribù di Korach) saranno innalzati alla posizione di sacerdoti, e tutto il popolo Ebraico raggiungerà le vette più elevate dell’esperienza spirituale, come è detto “Io riverserò il Mio spirito su ogni carne”. Le ricompense di quell’era non possono, tuttavia, essere ottenute prematuramente, ma solo come risultato del nostro servizio Divino. È solo attraverso la nostra devozione disinteressata alla Torà di Moshè e alle direttive dell’”estensione di Moshè (presente) in ogni generazione”,  i leader della Torà nel nostro popolo, che siamo in grado di elevare noi stessi ed il mondo, al punto che “il mondo sarà pieno della conoscenza di D-O”. (Likutèi Sichòt, vol. 8, pag. 114; vol. 18, pag. 187; Sèfer HaSichòt 5748, pag. 499; Sèfer HaSichòt, 5750, pag. 526)

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