Un volto amico, come un padre


“Giovedì scorso, sono stato invitato ad una “Chanukat bait” (inaugurazione di una nuova casa) da una famiglia di Bat Yam, racconta Rav Tuvi Vahana. Nel corso della serata ho parlato dell’unicità della “Casa Ebraica” secondo i discorsi del Rebbe di Lubavich ed in seguito ho parlato della possibilità di scrivere e di ricevere delle risposte dal Rebbe per mezzo della raccolta di “Igròt Kodesh”. A questo punto mi aspettava una sorpresa. Un giovane di nome Eràn chiese di poter parlare ed iniziò a raccontare: – Qualche anno fa mia cugina partì per gli Stati Uniti con la speranza di trovare lì, sia un marito, sia un lavoro. Effettivamente, dopo un po’ di tempo, conobbe un giovane, non Ebreo, e ben presto arrivarono alla decisione di sposarsi. Pur non costituendo per lei un problema il fatto che il futuro sposo fosse un “goi”, essa preferì non dire ancora nulla ai suoi genitori. Quando poi decise di tornare in Israele per una breve visita alla famiglia, finalmente raccontò ai genitori dei suoi progetti, descrivendo in tutti i particolari i pregi del suo futuro sposo. Solo il piccolo particolare che si trattasse di un “goi”, fu tralasciato.

      In una delle notti seguenti, mia cugina fece un sogno che la colpì molto: un uomo dal volto particolare, con una barba bianca ed uno sguardo profondo negli occhi, le si rivolse con una voce piacevole e le disse: “Figlia mia, ripensa a quello che stai per fare, figlia mia, ti è vietato sposare un ‘goi’ “.  Nonostante il sogno, che si ripetè per più notti,  l’avesse molto turbata, mia cugina non pensò di cambiare i propri programmi. Fu durante il viaggio di ritorno, quando l’aereo atterrò all’aeroporto Kennedy, a New York, che mia cugina incontrò un gruppo di “Chabadnikim”, che stava distribuendo materiale di propaganda di Ebraismo, sul quale spiccava la foto di un volto che…

    Mia cugina non potè trattenere un urlo di sorpresa. Chi era quell’uomo, quello stesso uomo che le era apparso in sogno e le aveva parlato?  Porse la domanda ad uno dei giovani e seppe, allora, che si trattava del Rebbe di Lubavich, che li aveva inviati proprio lì, a compiere la loro missione di propaganda. – Come lo posso incontrare? – chiese immediatamente mia cugina.  – Devi andare a “770” le dissero, fornendole l’indirizzo esatto.  Come arrivò, vide il Rebbe uscire ed avviarsi verso la macchina. Gli si avvicinò, allora, e, in quel momento, il Rebbe si fermò, si girò a guardarla e con un sorriso paterno le disse: – Ti aspettavo, figlia mia. Sappi che ti è vietato sposare un ‘goi’. Devi  costruire una casa sulla base della santità e della purezza.-

     Non ci volle altro. Grazie a D-O, mia cugina rinunciò ai suoi progetti e, non molto tempo dopo, incontrò un giovane Ebreo, timorato di D-O, col quale costruì una famiglia sulla base della Torà e delle mizvòt.

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