Un finale a sorpresa

Rivka non voleva saperne del sentiero religioso che sua madre aveva imboccato. Voleva solo rimanere libera e indipendente nel suo pensiero, e, dopo aver conosciuto quel ragazzo, aveva deciso di sposarlo, incurante del fatto che fosse un gentile, e che la cosa avrebbe suscitato una crisi forse irreparabile nei suoi rapporti con la madre.

Sara (uno pseudonimo) non si sentiva per niente in forma. Alcuni anni prima suo marito era morto ed ora... sua figlia stava per trasferirsi a Montreal con un gentile! Questa storia ebbe luogo una trentina di anni fa, a Parigi. Come è noto, in Francia vi è sempre stata una numerosa comunità Ebraica ma, quarant’anni fa, solo una piccolissima parte era composta da Ebrei ortodossi e i Baalèi Teshuvà (Ebrei che ritornano al loro Ebraismo) erano pressoché inesistenti. Sara allora era un’eccezione. Finché suo marito era stato in vita, essi avevano seguito la tradizione francese di: libertà, eguaglianza, fraternità e solo un minimo di identità Ebraica. Dopo essere rimasta vedova però, Sara aveva cominciato a frequentare lezioni di Ebraismo, a porre innumerevoli domande e a diventare sempre più osservante. Sua figlia Rivka (pseudonimo) invece, non volle avere niente a che fare con un simile processo. La tensione in casa aumentò: discussioni, minacce e ultimati, fino alla decisione di Rivka di andarsene. Ella si trasferì nel campus dell’università nella quale studiava e, dopo non molto tempo, si mise insieme ad un ragazzo gentile. Sara era fuori di sè per la confusione ed il dolore. Da un lato amava sua figlia, ma d’altro lato un rabbino le aveva detto che, se un Ebreo sposa un gentile, i suoi parenti devono dichiarare una settimana di lutto e considerare il trasgressore come... morto. Rivka... morta?

    

Per ragioni di lavoro, Sara dovette recarsi a New York. Fu allora che una sua amica le suggerì di andare a vedere il Rebbe di Lubavich la domenica, durante la famosa distribuzione dei dollari di benedizione e carità. Grande infatti è la fama del Rebbe nel risolvere problemi, spesso anche per via miracolosa. Sara accettò il consiglio e prese posto, la domenica successiva, nell’interminabile fila di persone che aspettavano di passare davanti al Rebbe. Quando finalmente arrivò il suo turno, Sara, presa da una grande reverenza, a malapena riuscì ad aprire bocca. Il Rebbe le diede due dollari, uno per lei ed uno per sua figlia, e le disse di consultarsi riguardo ad essa con rav Azimov, il direttore del Beit Chabad di Parigi. Sara sentì rinascere in sé un filo di speranza.

  

Una settimana dopo, si trovò seduta davanti a rav Azimov, al quale raccontò tutta la sua storia. Rav Azimov non aveva idea di cosa fare, ma pensò che, se il Rebbe l’aveva mandata da lui, certo doveva esserci una ragione. Dopo aver rivolto alla donna alcune domande, egli pensò per qualche secondo, dopodiché disse: “La cosa più importante è non rompere i contatti con la ragazza e sicuramente non fare alcun lutto. L’unica speranza è l’amore. Lei deve dire a sua figlia che l’ama, qualsiasi cosa essa faccia.” Disse ciò con decisione, ma di fatto si meravigliò egli stesso, chiedendosi da dove gli fossero venute in mente quelle idee. Sara seguì il consiglio, ma ciò non sembrò essere di grande aiuto. Alcune settimane dopo, Rivka annunciò che il suo amico sarebbe andato a Montreal, in Canada, per terminare lì il suo dottorato e che lei lo avrebbe seguito. Sara, memore delle parole di rav Azimov, nascose le proprie emozioni. Avrebbe voluto urlare, dire a sua figlia che stava commettendo un suicidio, che era un’ingrata, ma non fece niente di tutto ciò. Continuò solo a ripeterle quanto ella l’amasse, in ogni caso.

  

Forse furono le reazioni di Sara ad avere un effetto su di lui, forse il cambiamento di clima ma, in ogni caso, una volta arrivati a Montreal, le cose iniziarono a prendere una piega interessante. L’amico decise di volere che Rivka si avvicinasse di più al vero Ebraismo. Certo non era a conoscenza del fatto che gli Ebrei non devono sposarsi con i gentili e tantomeno che ciò avrebbe potuto portare alla fine del loro rapporto, ma, trattandosi di una persona molto intelligente, egli decise che, se la sua ragazza era Ebrea, non c’era motivo per cui ella non lo mostrasse. Dopo qualche ricerca, egli decise che il miglior posto dove andare fosse il Beit Chabad locale, diretto da rav Mendel Raskin. All’inizio, rav Raskin non seppe come prendere la cosa, ma, dopo pochi minuti, egli realizzò che la ragazza era genuinamente interessata e che il suo amico aveva delle buone domande! La cosa andò avanti per circa un anno, dopodiché, avendo il ragazzo finito il suo dottorato ed avendo trovato un buon impiego a Cincinnati, nell’Ohio, rav Raskin suggerì loro di contattare rav Kalmanson, che dirigeva il Beit Chabad del posto. Rav Raskin pensò che quella fosse l’occasione buona per arrivare finalmente alla rottura di quel rapporto: rav Kalmanson era un uomo di vasta esperienza ed era un oratore formidabile. Certo sarebbe riuscito a convincerli che la cosa migliore per loro era separarsi; il matrimonio fra un Ebreo ed un non Ebreo è negativo sia per l’uno che per l’altro. E rav Raskin ebbe ragione! La cosa funzionò!

   

Il ragazzo stette su intere notti a parlare con rav Kalmanson, ponendo un’infinità di domande e ricevendo risposte, fino a che, un giorno, egli annunciò che, dopo averci pensato su a lungo e seriamente, egli aveva deciso che rav Kalmanson aveva ragione. Non era una cosa giusta che un gentile ed un Ebreo stessero insieme, per cui egli aveva deciso che la cosa migliore per entrambi era che lui.... si convertisse all’Ebraismo! Il processo comportò quasi due anni di duro lavoro, ma in quel tempo egli acquisì una vasta conoscenza della Torà, del Talmùd e della Chassidùt. Alla fine, egli si convertì e fu stabilita una data per le nozze, che si tennero a Parigi. Il matrimonio fu qualcosa che i presenti non potranno mai scordare. Lo sposo, che aveva completato la sua conversione solo pochi mesi prima, ripeté a memoria un lungo e complesso discorso chassidico-cabalistico del Rebbe di Lubavich e la gioia di tutti, ed in particolare della mamma della sposa, fu senza limiti!

  

Ma la cosa forse più interessante fu la conversazione fra rav Azimov e rav Kalmanson, che la coppia aveva invitato a presiedere al matrimonio. Rav Azimov, che quasi piangeva per la gioia, disse a rav Kalmanson che, dal giorno in cui aveva dato a Sara il consiglio di non tagliare i rapporti con la figlia, egli aveva sofferto di terribili rimorsi di coscienza. Continuava infatti a pensare che forse avrebbe dovuto dirle di essere più severa. Forse, se le avesse detto di minacciare la figlia, la ragazza avrebbe realizzato di star compiendo un suicidio spirituale e non sarebbe andata a vivere con il gentile. Ora, invece, egli aveva realizzato che il consiglio del Rebbe di rivolgersi a lui era stato giusto e che il Rebbe stesso doveva avergli messo in bocca le parole giuste. Era stato infatti il consiglio migliore possibile!

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