Topi di un altro tipo

Aggiornato il: lug 16

L'accusa che pendeva sul capo di Moshe era pesante e, seppure ingiusta, gli sarebbe stato ben difficile discolparsene. Certo non si sarebbe mai aspettato che la salvezza gli sarebbe arrivata da...

Moshe, uomo d’affari di successo, possedeva alcuni negozi, dai quali ricavava i suoi guadagni con profitto, ringraziando D-O. Un bel giorno, senza che niente lo facesse prevedere, arrivò a Moshe una denuncia dal dipartimento delle tasse, che lo incolpava del mancato pagamento della somma di 150.000 Shekel! Niente di meno. Moshe era sbalordito e frastornato: un brutto colpo, ma, soprattutto, inspiegabile. Non solo egli era un Ebreo attento nell’osservanza di tutte le mizvòt, ma anche per ciò che riguardava le leggi dello stato, si era sempre comportato in modo ligio, nel pieno rispetto dei suoi doveri. Lo consolò la speranza che  al più presto si sarebbe chiarito l’errore evidente, perché solo di questo poteva trattarsi. I suoi tentativi però di convincere gli enti responsabili della sua pratica, andarono a vuoto. “Quello che avete da dire, lo direte al giudice” fu la laconica risposta che ricevette.

     Moshè, in quanto chassìd del Rebbe, sapeva che in un caso come quello c’era solo un indirizzo al quale rivolgersi. Nel giro di pochi giorni, si trovò su di un volo diretto a New York, intenzionato a recarsi a ‘770’, come viene chiamato il Beit HaMidràsh del Rebbe di Lubavich. Lì, era sicuro di trovare benedizione e l’aiuto necessario. Appena arrivato, entrò nell’atrio, fermandosi davanti alla stanza del Rebbe, dove, tremante ed in preda all’emozione, pregò D-O, dal profondo del suo cuore, di uscire da quella difficile situazione, che minacciava la sua possibilità futura di sostentamento e guadagno.

     Al termine della sua preghiera, Moshè si diresse verso la sala grande del Beit HaMidràsh e lì aprì uno dei volumi dell’Igròt Kodesh (raccolta di lettere del Rebbe), nella speranza che la Divina Provvidenza lo ponesse di fronte ad una risposta del Rebbe, che si addicesse al suo caso e gli desse benedizione e consiglio. La pagina che si aprì davanti a lui, però, non sembrava contenere alcuna allusione al suo problema. Si trattava di una lettera, in cui il Rebbe ricordava come tutto ciò che vi è di creato nel mondo abbia un suo scopo ed un suo compito. Come esempio, il Rebbe citava una storia accaduta ai tempi del Rebbe Zemmach Zèdek, il terzo Rebbe di Chabad, in cui uno dei suoi chassidìm si era salvato grazie a dei…topi. Moshe cercò in ciò un incoraggiamento: forse anche lui avrebbe visto la sua salvezza arrivare in modo miracoloso, come in quella storia dei topi.

     Era una storia che conosceva dalla sua infanzia: ‘Rav Hillel, chassìd di Lubavich, era proprietario di una mescita di vini pregiati. Una volta, un cliente goi, persona malvagia, tentò di diffamare rav Hillel con la falsa accusa di aver nascosto all’ufficio delle tasse grandi quantità di prodotto, per poterle rivendere con guadagno netto. Egli pagò dei lavoranti, che erano a servizio di rav Hillel, perché testimoniassero il falso contro di lui. La situazione si presentava disperata: rav Hillel non aveva nessuna possibilità di salvarsi, data l’atmosfera di antisemitismo che regnava nella corte di ‘giustizia’. I falsi testimoni avevano molte più possibilità di essere creduti, di quante non ne avesse il povero rav Hillel che, disperato, si rivolse al suo Rebbe, il Zemmach Zedek. Questi, invece di dargli la propria benedizione, iniziò a spiegargli come ogni cosa sia stata creata al mondo per uno scopo particolare, persino i topi. Rav Hillel, pur non comprendendo il nesso, quale chassìd fedele, conservò nel suo cuore quelle parole. Nel giorno del processo, l’accusa scagliò parole dure contro l’imputato, ma, quando fu il momento di chiamare i testimoni a provare la sua colpevolezza, accadde un fatto del tutto inspiegabile: nessuno dei testimoni si presentò. Il giudice accolse allora la richiesta dell’accusa  di accettare come prove a carico le testimonianze scritte, raccolte in precedenza. Ed ecco manifestarsi il miracolo: i topi avevano mangiato tutti i documenti relativi al caso, fino all’ultima pagina! In mancanza di prove, cadde l’accusa e rav Hillel uscì pulito da tutto quell’affare. Il nesso fra il suo destino ed i topi, ora gli era chiaro!’

     Moshe, nel ricordare i particolari della storia, rinnovò la sua speranza di meritare un simile miracolo. Quando parlò di ciò ad un amico, questi gli disse: “Chissà, oggi ogni computer ha un mouse (topo)… forse da ciò spunterà la tua salvezza”… Tornato in Israele, Moshe non solo non vide alcun segno positivo, ma la sua situazione sembrò aggravarsi ulteriormente, quando, un giorno, una volante si fermò davanti al suo negozio e degli agenti lo pregarono di seguirli al comando di polizia, per essere inquisito. Un trattamento, questo, riservato agli evasori di grosso calibro. Racconta Moshe: “L’inchiesta si svolse, con mio stupore, in una direzione del tutto sorprendente ed inaspettata, con domande che non vertevano affatto su argomenti di tasse. L’inquisitore cercò di scoprire se io avessi qualche conoscenza particolare nel campo dei computer. Gli spiegai, allora, che a malapena ero in grado di accenderne uno. Mi fu chiesto se avessi preso contatto con un qualche amico esperto di informatica, o se il mio avvocato o il mio ragioniere non fossero esperti nel campo. Non riuscivo a capire dove volessero arrivare. Quando l’inquisitore sembrò rinunciare ad inseguire il bandolo della matassa, che lo portasse a svelare il mistero che io ancora non capivo, mi rivelò, finalmente, cosa fosse successo: tutta la documentazione che mi riguardava, contenuta nei computer dell’ufficio tasse, che comprendeva le informazioni che dovevano essere ‘a mio carico’, era sparita, come se non fosse mai esistita. La polizia sospettava che io potessi avere un nesso con quella ‘sparizione’. Respinsi, evidentemente, con decisione quell’accusa, nonostante che ora, mi fosse chiaro ormai, chi avesse cancellato i files dal computer”…

      La fine della storia la si potrebbe semplicemente copiare dal libro che contiene quella di rav Hillel, il padrone della rivendita di vini, storia alla quale il Rebbe, con precisa visione profetica, aveva indirizzato Moshe: “Dopo alcuni mesi, egli ricevette una lettera ufficiale dall’ufficio delle tasse, che diceva: ‘In mancanza di prove, la denuncia contro di voi viene annullata e voi risultate libero da qualsiasi imputazione”.  Ecco come, anche i ‘topi’ moderni hanno una loro utilità….

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