Tezavvè; la forza di Moshè Rabèinu è la nostra forza!


L’unica parashà nella Torà, nella quale non viene ricordato il nome di Moshè, dalla sua nascita in poi, è la parashà Tezavvè. Due sono le ragioni che vengono riportate, a spiegazione di ciò. La prima è: dato che il sette di Adàr Moshè è morto, nella parashà, che cade vicino a quella data – Tezavvè – compare un’allusione a ciò, proprio nel fatto che il suo nome non viene ricordato. La seconda ragione è: dato che Moshè aveva chiesto, nel caso D-O non avesse voluto perdonare il peccato del Vitello d’Oro, che il suo stesso nome venisse cancellato, nonostante il peccato fosse stato poi perdonato, è rimasta almeno una parashà, da cui il nome di Moshè fu cancellato: Tezavvè. Queste due spiegazioni, però, non sono sufficienti: la pecca della prima spiegazione sta nel fatto che, se il sette di Adàr Moshè è morto, in quello stesso giorno egli è anche nato. Perché, allora, questo fatto, che ha una maggiore rilevanza, non è stato ricordato? La pecca della seconda spiegazione è: se la parashà Tezavvè compare nella Torà, prima del peccato del Vitello d’Oro,  perché proprio in essa vi è un’allusione a ciò, con la cancellazione del nome? E qual è il nesso fra le due spiegazioni? Per capire, bisogna fare una premessa: è un fatto, che per merito della nascita di Moshè, l’intero mese di Adàr si sia trasformato “da dolore a gioia”. In apparenza, però, non si capisce, perché la nascita di Moshè porti una tale gioia? Il Midràsh dice che “la nascita compensa la morte”, essa ha cioè una funzione riparatoria, venendo, infatti, a riempire la carenza provocata dalla morte, ma niente di più. Il mese di per sé, infatti, ed il suo mazàl restano privi di meriti, come, secondo il Midràsh, dice Hamàn, quando vede che la sorte è caduta su di esso, come mese per attuare il suo decreto. Si rinforza quindi la domanda: perché la nascita di Moshè porta una tale gioia?

     Per arrivare ad una spiegazione, è necessario prima comprendere, cosa rappresenti il giorno della nascita di un individuo, e quella di Moshè in particolare. A proposito del giorno della nascita è detto: ” Il mazàl della persona si impone”. Gli viene garantito, cioè, successo, in modo particolare. Trattandosi qui del giorno della nascita di Moshè Rabèinu, il Nassì (Leader) di tutti i Figli d’Israele, in tutte le generazioni, ne consegue che il rafforzamento del suo mazàl, è il rafforzamento del mazàl di tutti i Figli d’Israele. Un simile merito ha la forza di influenzare l’intero mese: tutto il mese di Adàr si trasforma in un mese di allegria e gioia. Ora si può comprendere l’affermazione del Midràsh, che dice: “Hamàn si rallegrò e disse: Adàr non ha meriti ed il suo mazàl non ha meriti, e non solo, anche Moshè, il loro Maestro, è morto in Adàr – ed egli non sapeva, che il sette di Adàr era morto ed il sette di Adàr era nato”. La nascita di Moshè Rabèinu il sette di Adàr, infatti, è il merito più grande che ci possa essere per il mese di Adàr e per il suo mazàl. Non si tratta qui, infatti, solo della compensazione di una mancanza, ma di un grande e meraviglioso merito, che ha influenza sull’intero mese di Adàr!

  Per una migliore comprensione, bisogna premettere, che esistono due tipi di mazàl. 1. L’influenza delle stelle e dei segni, che esiste solo presso le nazioni del mondo, mentre degli Ebrei è detto: “Per Israele non vi è il mazàl“.  2. Il mazàl dell’Ebreo, che è un manifestarsi della radice della sua anima e della sua essenza, nell’anima, che si è rivestita del corpo. E questa è precisamente la qualità del sette di Adàr, giorno della nascita di Moshè: in quel giorno è nata e si è risvegliata l’essenza dell’anima di Moshè, ed è ciò, che ha prodotto un influenza del mazàl su tutte le anime di Israele. Nel momento del risveglio dell’essenza dell’anima di Israele, all’Ebreo viene data anche la forza di resistere, con assoluto senso di sacrificio, in modo da non arrivare a discostarsi dalla volontà Divina, anche a costo della vita. Fu proprio questo, che portò, alla fine, la salvezza Divina, il miracolo di Purim.

    E ancora: per quel che riguarda la manifestazione dell’essenza dell’anima dei Figli d’Israele, che si rafforza in particolare, come è stato detto, nel mese di Adàr, è necessario che l’essenza dell’anima non rimanga solamente nella sua forma di “essenza dell’anima”, ma penetri ed influenzi l’Ebreo, così come esso si trova, qui nel mondo. Si trova un’allusione di ciò, nel significato della parola mazàl, e cioè qualcosa che nozèl-cola (come un liquido che cola) (dall’Alto), ed anche nel significato del nome di Adàr, composto dalla ‘alef‘ –Alufò shel olàm – il Padrone del mondo, che ‘dar’ – penetra nel mondo intero e vi abita (dar). In altre parole, la manifestazione dell’essenza dell’anima non deve provocare un movimento di fuga dal mondo, ma, al contrario, costituire un via per introdurre D-O in ogni luogo nel mondo, così come accadde a Purim stesso, in cui, alla fine, fu annullato il decreto e non fu necessario lasciarsi uccidere, ma fu possibile continuare ad osservare la Torà e le mizvòt, senza ostacoli di sorta. Invero, a Purim, i Figli d’Israele rimasero sotto l’autorità di Achashveròsh, e non vi fu una liberazione completa. Il completamento della liberazione, riguarda proprio il mese di Nissàn, di cui è detto “A Nissàn furono redenti ed a Nissàn verranno, in futuro, redenti”. Questi contenuti emergono, anche se con altre parole, dalla parashà Tezavvè. “Ve atà tezavvè et BnèiIsrael veikchù elècha shèmen zàit zàch katìt lamaòr lahalòt nèr tamìd” – ” E tu ordinerai ai Figli d’Israele che ti rechino dell’olio d’oliva puro torchiato per il luminare, per alimentare il lume, che deve ardere costantemente”.  “E tu” – cioè l’essenza di Moshè Rabèinu, un livello superiore a quello del nome (che non viene citato). “E tu” – la discesa, qui, di questo livello dell’essenza, affinchè sia presso i Figli d’Israele, con l’ “ordinerai ai Figli d’Israele“, che rafforza ed accresce il legame Divino dei Figli d’Israele, qui, nel mondo. In questo modo, arriviamo al livello di “torchiato per il luminare“, che mostra il manifestarsi dell’essenza dell’anima, per “alimentare il lume, che deve ardere costantemente“, illuminare l’ambiente circostante ed il mondo intero con la luce Divina, per mezzo del “lume” – l’anima di ogni Ebreo. Ora risulteranno del tutto chiare le due spiegazioni dell’assenza del nome di Moshè, nella parashà. La prima spiegazione, che riguarda la vicinanza della parashà al sette di Adàr, si riferisce essenzialmente alla nascita di Moshè in quel giorno, e non tanto alla sua morte. Dato che in quel giorno si manifesta l’essenza della realtà di Moshè, che è al di sopra del livello del nome, ecco che non viene ricordato il nome di Moshè nella parashà Tezavvè, ma solo “E tu”. Dato che, inoltre, la nascita di Moshè influenza, come abbiamo detto, tutti i Figli d’Israele, ecco che si addice che nella stessa parashà, compaia l’allusione al sacrificio cui Moshè fu pronto, per amore del popolo d’Israele, quando chiese che venisse cancellato il suo nome, nel tentativo di salvare Israele. Anche questo viene alluso, con la cancellazione del nome di Moshè da una parashà: Tezavvè. Tutto ciò deriva dal giorno della nascita di Moshè,  il giorno in cui si manifesta l’ “E tu”, l’essenza dell’anima.

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