Quando il buio stesso illumina


La fonte della luce La Chassidùt spiega però che il significato profondo del verso è proprio nella sua versione letterale. In quella stessa notte si verificò una situazione sorprendente: “La nube ed il buio, ed illuminava”. La nube ed il buio stessi illuminarono la notte. In genere, lo scopo al quale si aspira è quello di annullare il buio, in modo che esso sparisca ed al suo posto venga la luce. Nella notte precedente l’apertura del Mar Rosso, invece, accadde qualcosa di gran lunga superiore a ciò: il buio stesso si trasformò, divenendo fonte di luce e rivelazione.

Il mare è chiamato occultamento Questa fu una preparazione all’apertura del mare, il cui significato profondo è quello dell’infrangersi di tutti i diaframmi che vengono a nascondere e ad occultare. L’apertura fisica del mare fu il riflesso di un potente processo spirituale, nel quale si aprì il ‘mare’ di occultamento, che nasconde la verità Divina. In quella notte si annullò ogni occultamento, fino ai livelli più elevati, e si rivelò D-O Stesso, l’essenza infinita del Santo, benedetto Egli sia. Ad una rivelazione così poderosa si potè arrivare proprio perchè prima avevano regnato l’ascondimento e l’occultamento (“la nube ed il buio”), solo che in quella notte si rivelò il loro fine: il vero scopo dell’occultamento non è quello di perpetuarsi, ma proprio l’opposto, quello di portare ad una maggiore rivelazione. Questo è il significato del buio stesso che illumina, e cioè il rivelarsi della sua vera funzione.

La trasformazione dell’occultamento nella Redenzione Della Redenzione futura è detto: “Come nei giorni della vostra uscita dalla terra d’Egitto, vi mostrerò cose meravigliose”. Così come l’apertura del Mar Rosso avvenne in seguito al trasformarsi del buio in luce, anche la Redenzione futura arriverà grazie all’illuminarsi del buio. Nel tempo dell’esilio regnano ascondimento ed occultamento. Non è sufficiente per noi, però, cercare di sopraffarli o di ignorarli; l’Ebreo deve invece trasformare l’occultamento stesso in luce. Bisogna sfruttare l’esistenza stessa dell’occultamento, affinchè per suo tramite possa prodursi un potenziamento del servizio Divino. Attraverso un simile servizio si arriverà alla purificazione completa del mondo, al tempo della Redenzione, ed allora non vi sarà più bisogno di fuggire dal male (come accadde invece al momento dell’uscita dall’Egitto: “poichè il popolo fuggì”). Nella Redenzione futura, infatti, “non andrete in fuga”. Nel tempo della Redenzione, la luce Divina risplenderà dentro il corpo fisico, al punto tale che esso non nasconderà più in alcun modo la luce dell’anima, ed anzi, esso stesso illuminerà e rivelerà la Presenza Divina. (Toràt Menachem, vol. 2, pag. 42)

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