Per non sbagliare strada

La vita è piena di bivi, di momenti di dubbio. La scelta è nelle nostre mani, così D-O ha stabilito. Egli, però, ci ha dato una segnaletica chiara e visibile, e seguendola, si è certi di arrivare!

Vaetchannàn   (a)

Nella nostra parashà si narra delle 'città-rifugio'. Le vie che portavano alle 'città-rifugio' erano larghe e ben assestate, in modo da consentire un comodo e facile accesso alle 'città-rifugio'. Ad ogni bivio, ad ogni incrocio, veniva disposto un cartello, con l'indicazione: 'Rifugio', 'Rifugio'. Il cartello indicava, a chi non sapeva come arrivarvi, la direzione da prendere, il modo per raggiungere la 'città-rifugio'. Era questo lo scopo  dei cartelli: 'Rifugio', 'Rifugio'. Le 'città-rifugio' erano state create per accogliere l'omicida involontario, colui che aveva ucciso, senza averne l’intenzione. Nella 'città-rifugio', questi era protetto da chi aveva motivo di rivalsa per il sangue versato, e cioè, dai parenti dell’ucciso, che volevano vendicarlo. Anche l’omicida volontario era aiutato ed accolto, anche lui poteva trovare scampo nella 'città-rifugio', fino a che non fosse terminata ogni possibile indagine. Nel frattempo, dal momento dell’omicidio, la 'città-rifugio' lo avrebbe protetto, fino al momento in cui fosse stata stabilita la sentenza. Anche nella spiritualità esiste la 'città-rifugio'. "Le parole della Torà danno rifugio" – le parole della Torà vengono paragonate ad una 'città-rifugio'. La via per arrivare alla Torà è facile, comoda e spaziosa. Chiunque può arrivare alla Torà, studiare la Torà e metterla in atto. La Torà accoglie e protegge non solo 'l’omicida involontario', colui, cioè, che ha peccato per sbaglio, non avendone l’intenzione, ma anche 'l’omicida volontario',  colui che ha peccato sapendo di peccare. A tutti la Torà concede protezione. Non solo, poi, le vie per raggiungere la 'città-rifugio' sono larghe e comode, ma, ad ogni bivio c’è anche un cartello. Il Santo, benedetto Egli sia, indica ad ogni Ebreo da che parte deve andare, in che direzione deve rivolgersi. Il Santo, benedetto Egli sia, ci ha dato il libero arbitrio. Noi abbiamo la possibilità di scegliere la vita e il bene o la morte e il male. Sta a noi decidere dove dirigerci, se andare sulla via della Torà o (che D-O non voglia) nella direzione opposta. Il Santo, benedetto Egli sia, però, ci aiuta a scegliere la strada giusta. È come se Egli stesse lì, con un cartello in mano, e dichiarasse: 'Rifugio', 'Rifugio'. Egli  vigila, affinché ogni Ebreo vada per la retta via. HaShem ci aiuta a scegliere la vita. Se noi vogliamo che HaShem ci aiuti e ci mostri la giusta direzione, dobbiamo fare anche noi come Lui. Dobbiamo andare agli incroci, là dove vi sono Ebrei, che non sanno quale è la via giusta. Dobbiamo farci trovare lì, e gridare a tutti: “Rifugio, Rifugio”, andate sulla retta via, quella che conduce alla 'città-rifugio'. Soltanto là, potrete scampare dalle mani del “vendicatore”, dalle mani del Satàn, sempre pronto a porsi, come vostro accusatore. Non andate, per carità, per la via sbagliata, non deviate dalla via della Torà. Ognuno di noi ha il compito di stare ad un incrocio e di indirizzare i nostri fratelli Ebrei sulla via giusta, verso la 'città-rifugio'. Il Baal Shem Tov disse: "L’anima scende in questo mondo e vive 70-80 anni, allo scopo di fare del bene all'altro Ebreo, materialmente e, più in particolare, spiritualmente." Vale la pena, per ogni Ebreo, stare ad un incrocio, per indicare, anche una sola volta, ad un altro Ebreo la via che porta alla Torà, al rifugio!

(Riassunto da 'Likutèi Sichòt' parte 2, pag. 363-366)

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