Pensa bene, sarà bene!

Aggiornato il: lug 8

Chaim cominciò a sentirsi stanco, depresso e pessimista. Decise però di non lasciarsi vincere dallo sconforto: “Ogni cosa viene da D-O, devo essere positivo! Come insegna il Rebbe: ’Pensa bene e sarà bene!’”

La mattina seguente egli si alzò all’alba, si recò alla sinagoga, dove recitò le sue preghiere, terminando alle… sette. Aveva un’ora e mezza di tempo per arrivare alla base. Con i trasporti pubblici non ce l’avrebbe mai fatta. Doveva per forza fare l’autostop. “Nessun problema!” egli si disse, mentre correva verso la strada principale, facendo segnali con la mano agli automobilisti di passaggio, nella speranza di vedere qualcuno fermarsi. “D-O certo aiuterà!” Chaim provò tutte le tecniche autostoppistiche possibili, agitando dita, mani, braccia, assumendo pose ed espressioni atte a commuovere qualche automobilista, ma…. niente. Nessuno si fermava.

   Mentre una macchina dopo l’altra gli sfrecciava davanti, Chaim cominciò a sentirsi stanco, depresso e pessimista. Decise però di non lasciarsi vincere dallo sconforto: “Ogni cosa viene da D-O, devo essere positivo! Pensare in positivo cambierà la situazione. Come insegna il Rebbe: ’Pensa bene e sarà bene!’” Ed ecco infatti che, come egli cominciò a pensare in positivo, una macchina si fermò e la portiera si aprì. Stava già per chiedere un passaggio, quando un soldato con l’uniforme da aviatore scese dall’automobile, sbattendo la portiera dietro di sé. In un baleno l’auto ripartì, sollevando una nuvola di polvere… un’altro autostoppista. Il pilota, o qualsiasi altra cosa egli fosse, con la massima disinvoltura, tirò su il dito anche lui, aspettando…

   Quando Chaim fu certo che ormai tutto era perduto, un enorme camion carico di arance, si fermò davanti a loro. “C’è posto per uno solo!”, gridò l’autista, sporgendosi dal finestrino. Chaim pensò dentro di sé: “Oh! Un camion! Ci metterà un anno ad arrivare a Haifa. D’altra parte, meglio di niente. E forse ci sarà un miracolo.” Bastarono però quei pochi istanti di esitazione, per vedere il secondo autostoppista sgusciargli davanti e infilarsi nella cabina del camion. Chaim si sentì invadere dalla rabbia. “Adesso salgo, lo afferro e lo butto fuori!! Perchè quel…!” Una battaglia interna si creò dentro di lui. Di fronte al desiderio di farsi giustizia, si oppose un secondo pensiero. “La rabbia è al pari dell’idolatria, insegna la Chassidùt. D-O si occuperà di ciò. Certo poi si vedrà come tutto sarà stato per il meglio, ecc…” E così rimase solo sulla strada, mentre il camion si allontanava.

  Dopo qualche altro minuto, Chaim si sentì afferrare dalla preoccupazione. Cosa sarebbe accaduto, se nessuno si fosse fermato!? All’improvviso il suono di una sirena riempì l’aria. Un’ambulanza, sbucata come dal nulla, frenò davanti a lui. Certo non avrebbe potuto dargli un passaggio, in quanto alle ambulanze era proibito caricare autostoppisti. Ma in quella, l’autista abbassò il finestrino e, concitato, gridò: “Ehi, soldato! Devi aiutarmi! Ho con me un soldato sotto shock per un’esplosione. È in cattive condizioni e ho bisogno di qualcuno che gli parli ‘non – stop’, per tenerlo sveglio. Puoi farlo?” “Dove sei diretto?”, chiese Chaim all’autista. “Devo arrivare a Bat Galim ed è molto tardi per me.” “Salta su!”, gridò l’autista. “Sono diretto all’ospedale di Haifa. Ti posso lasciare a Bat Galim, tanto è sulla strada! Solo sbrigati, sali!” Chaim salì all’interno dell’ambulanza e si sedette vicino al soldato, che giaceva catatonico, sulla schiena, con gli occhi spalancati, la bocca aperta, incapace di proferire parola.

   Mentre l’ambulanza viaggiava a tutta velocità, con la sirena spiegata, Chaim tentò di catturare l’attenzione del soldato. Ma parlare del tempo, di sport o delle ultime notizie non sembrò avere alcun effetto. Egli iniziò allora a parlare di quello a cui egli stesso era interessato: Ebraismo. Parlò di D-O, della Torà, dei comandamenti, del Rebbe di Lubavich, quando il soldato si girò e lo guardò in silenzio, la bocca spalancata, mentre occasionali convulsioni lo scuotevano di tanto in tanto. L’attenzione però era ora chiaramente tutta rivolta alle parole di Chaim. L’ambulanza correva bruciando semafori rossi e scartando macchine nel traffico. Solo una volta dovette rallentare, a causa di un ingorgo dovuto ad un camion, il cui carico si era rovesciato sulla strada… casse di arance! Era il camion che si era fermato per lui!! Chaim diede un occhiata fuori dal finestrino e vide l’aviatore che gli aveva ‘rubato’ il passaggio, bloccato senza speranza in un mare di arance… Ci sarebbero volute ore prima che qualcuno, in quella enorme coda, fosse stato in grado di dargli un passaggio. L’ambulanza invece riprese la sua corsa e Chaim continuò a parlare al soldato, fino a che non avvertì una frenata. “Scendi, sei arrivato!”, disse l’autista, “Un milione di grazie. Ora ce la faccio da solo. L’ospedale è a solo pochi minuti di distanza! Complimenti, hai fatto proprio un buon lavoro!”

  Il viaggio era durato… mezz’ora! Chaim scese appena in tempo per prendere l’ultimo autobus che il suo battaglione metteva a disposizione. Era un miracolo! Ce l’aveva fatta! Qualche anno dopo, mentre camminava per le vie di Tel Aviv, un giovane religioso fermò Chaim, gli strinse la mano e gli chiese: “Dimmi, qualche anno fa non eri tu che mi hai parlato in un’ambulanza? Io ero sotto shock, e tu mi hai parlato. Non eri tu?” Quando Chaim si ricordò e rispose affermativamente, il giovane lo abbracciò e cominciò a piangere come un bambino. “Tu mi hai salvato! Mi hai salvato!”, ripeté. “E io ricordo ogni parola di quello che mi hai detto! Tutto! Mi ci è voluto un po’, ma poi ho deciso di studiare le cose di cui mi hai parlato. Sai: Ebraismo, il Rebbe… Ed ora sono un’altra persona! Tu hai salvato la mia vita!” Non combattendo per il suo posto sul camion di arance, Chaim aveva guadagnato molto di più di quello che  avrebbe mai potuto sognare! Aveva salvato una vita ed anche raggiunto la sua base in tempo.

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