Pèsach: un ‘salto’ nella Gheulà


   Pèsach ci insegna anche, che questa forma di passaggio drastico, il saltare e passare oltre, non avviene una volta sola, ma è un modello di lavoro continuo. Questo tipo di servizio, infatti, appartiene a tutti i giorni di Pèsach, poichè non si tratta solo del ‘salto’ dalla situazione che precede la festa a quello della festa stessa, ma anche del ‘salto’ che si effettua ogni giorno di Pèsach, rispetto a quello precedente.  È nota la regola generale per cui solo “ci si eleva nella santità, e non si scende”. Se ciò vale in generale, quanto più nei giorni di Pèsach, in cui questo concetto è ancora più accentuato. Ogni giorno di Pèsach riveste questo aspetto, per cui il secondo giorno della festa non può trovarsi allo stesso livello del primo, dato che in quel caso non lo si potrebbe chiamare ‘secondo giorno di Pèsach’, ma deve fare un ‘salto’ rispetto al giorno precedente, per poter essere chiamato ‘secondo giorno di Pèsach’. E così per tutti i giorni seguenti, fino all’ultimo giorno di Pèsach, in cui l’elevazione sul modello del ‘salto’ si intensifica, dando ad ogni ora della giornata una qualità particolare, superiore alla precedente. 

  Il punto centrale ed il completamento del tema del ‘salto’ e del ‘passare oltre’, è il ‘salto’ dall’esilio alla Gheulà vera e completa per mezzo del nostro Giusto Moshiach. Se infatti, in generale, il mese di Nissàn è il mese della Gheulà, come è detto “a Nissàn furono liberati ed a Nissàn saranno redenti in futuro”,  mentre il primo giorno di Pèsach, nel quale “si rivelò a loro il Re dei Re, il Santo benedetto Egli sia, e li liberò”, e,”come nei giorni della tua uscita dalla terra d’Egitto, vedremo miracoli”, si riferisce all’uscita dall’Egitto, l’ultimo giorno di Pèsach si riferisce alla Gheulà futura. 

 L’energia ed il tema particolari di ogni festa hanno la caratteristica di prendere la forza da essa, per espandersi e continuare la loro influenza, anche su tutto il resto dell’anno. L’Ebreo riceve da Pèsach la forza di elevarsi, non solo tramite un ‘salto’, che lo porta dalla sua condizione abituale ad una superiore, ma anche a salti ulteriori, per cui il livello superiore  raggiunto tramite un salto, viene ancora superato da quello successivo, ed ogni livello, rispetto al precedente, apre un aspetto completamente nuovo. Ciò riguarda ogni Ebreo, uomo, donna e bambino, ciascuno secondo le proprie possibilità. Infatti, come nell’uscita dall’Egitto neppure un Ebreo rimase in Egitto, così sarà nella Gheulà futura, nella quale neppure un Ebreo resterà nell’esilio. Non solo, nella Gheulà futura vi saranno anche tutti i figli d’Israele delle generazioni precedenti, in quanto i morti rivivranno, come è rilevato anche nell’haftarà del Sabato di Mezza Festa di Pèsach. La realtà vera dell’Ebreo va completamente al di là, nel modo appunto del ‘salto’ e del ‘passare oltre’, dei limiti del mondo, per cui egli ha la forza e la capacità di portare con un ‘salto’ la realtà del  mondo ad un mondo di Gheulà.

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