Oltre la logica


Quando Moshè ed Aharòn riportarono al Faraone il messaggio di HaShem: “Lascia andare il Mio popolo”, il sovrano dell’Egitto disse loro: “…Perchè distraete il popolo dal suo lavoro? Tornate alle vostre occupazioni!” Dicono i nostri Saggi che “le vostre occupazioni” indicano che Moshè, Aharòn e, invero, l’intera tribù di Levi, non erano soggetti alla schiavitù. Come spiega il Ramban, il Faraone permise agli Ebrei, come era uso in ogni nazione, di avere i loro saggi ed i loro maestri. L’insegnamento era il compito della tribù di Levi, ed era a questo compito che il Faraone comandò loro di ritornare. Ciò che di fatto il Faraone disse loro, era: “Deve bastarvi di essere liberi dal lavoro servile e che vi si permetta di studiare e di insegnare agli Ebrei la Torà. Perchè  desiderate anche immischiarvi negli altri aspetti della loro vita, dicendo loro che essi non si devono comportare secondo le leggi dell’Egitto?”

       L’osservazione del Faraone era del tutto logica. L’asservimento Egiziano era così assoluto, che “neppure uno schiavo avrebbe potuto scappare dall’Egitto”, figuriamoci l’intero Popolo Ebraico. Anche il solo pensiero di un’uscita verso la libertà era futile e completamente irrealizzabile. Oltre tutto, la loro schiavitù era in linea con il decreto Divino che stabiliva, che l’asservimento degli Ebrei in Egitto sarebbe durato “quattrocento anni”. Cosa pensavano allora di poter realizzare Moshè ed Aharòn?

       Per quanto logico fosse il ragionamento, si trattava, però,  pur sempre della logica del Faraone, e se gli Ebrei si fossero arresi davanti al suo ragionamento, ogni speranza futura di redenzione sarebbe stata persa. Infatti, come ci dicono i nostri Saggi, se gli Ebrei fossero rimasti in Egitto più a lungo di quanto rimasero, essi sarebbero affondati a tal punto nell’impurità, da non poterne più essere liberati. Solo grazie al fatto di non aver tenuto conto delle parole del Faraone, essi furono liberati dalla schiavitù.

      Mentre il ragionamento del Faraone segue una certa logica, gli Ebrei trascendono i limiti della natura e della logica. Quantunque gli Ebrei di quel tempo non avessero nessuna speranza di poter scappare per via naturale, essi poterono farlo per via miracolosa. Nonostante il decreto di “quattrocento anni di esilio”, D-O potè aggirare questa limitazione di tempo e liberarli molto prima.

       L’insegnamento da ciò per noi è: un Ebreo non deve essere portato a pensare, che gli basti studiare la Torà regolarmente per conto suo e, solo occasionalmente, dedicare del tempo per insegnare anche agli altri, senza occuparsi veramente del benessere spirituale del suo compagno Ebreo. È essenziale per un Ebreo sapere che “bada alle tue occupazioni” fu pronunciato per primo dal Faraone. Questa non è per nulla un’attitudine Ebraica. Quando scoppia un incendio in casa altrui, uno non deve fermarsi a pensare se deve fare qualcosa per salvare il suo vicino dalla conflagrazione, o se deve semplicemente “badare alle proprie occupazioni”. Ogni individuo ragionante farà certamente del suo meglio per salvare il suo amico. Ciò si applica certamente, e ad un grado ancora maggiore, al caso in cui si tratti di salvare un compagno Ebreo da una ‘conflagrazione’ spirituale, preservandolo da un olocausto dello spirito.

         Il Baal Shem Tov dichiarò che l’obbligo di amare il proprio compagno Ebreo si estende anche a quegli Ebrei, che uno non ha mai incontrato. Egli aggiunge anche, che l’amore che si sente per lui deve essere senza limiti, dato che a noi è richiesto di amare il nostro compagno Ebreo “così come noi amiamo noi stessi”. Come l’amore per se stessi non ha limiti, così deve essere il nostro amore per il compagno Ebreo. E come l’amore illimitato per noi stessi ci porta a migliorarci continuamente, così anche l’amore illimitato per il nostro compagno Ebreo deve portarci a cercare costantemente il miglioramento della sua condizione sia fisica, sia spirituale.

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