Oche o preghiera?


Uno degli abitanti di Kfàr Chabàd si guadagnava la vita allevando oche. Un giorno egli si presentò davanti al rabbino del villaggio, rav Shnèur Zàlman Garèlik, con una domanda da rivolgergli. “Mi insegni, la prego, cosa è meglio che io faccia. Io mi occupo di allevamento di oche e, quando arriva il momento, devo mandare la merce al mercato, molto presto al mattino.


     Se non parto al mattino, mi tocca sprecare lì tutto il giorno, e si tratterebbe per me di una grossa perdita economica. D’altra parte, partendo al mattino presto, non riesco a pregare shacharìt (la preghiera del mattino) conminiàn (alla presenza di dieci Ebrei), e non mi resta che pregare al mio ritorno, quando è ormai mezzogiorno.”


Ecco la risposta del rabbino: “Parti al mattino presto! È meglio, infatti, che durante la vendita delle oche tu pensi tutto il tempo alla preghiera (‘Ohi! Non ho ancora pregato!’), piuttosto che tu pensi alle oche durante tutto il tempo della tua preghiera…!”

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