Nel mese di Elùl dobbiamo ‘arare’ e ‘seminare’

Il concetto del mese di Elùl comporta la rivelazione dei Tredici Attributi di Misericordia ad ogni Ebreo, anche quello che ha peccato, proprio là dove egli si trova: nel campo, là dove, cioè, si svolgono le normali attività di tutti i giorni.

‘Il re nel campo’

Riguardo al significato spirituale del mese di Elùl, l’Admòr HaZakèn, fondatore della Chassidùt Chabad, scrisse: “Elùl è il tempo della rivelazione dei Tredici Attributi di Misericordia. Vi è qualcosa qui da comprendere: Perché, (nonostante l’eccezionale rivelazione che si verifica nel mese di Elùl), i suoi giorni sono giorni feriali, e non giorni festivi? ...Ciò può essere compreso alla luce dell’allegoria di un re, che, prima di arrivare alla città, la popolazione della città esce ad accogliere, dandogli il benvenuto nel campo. Chiunque voglia uscire a riceverlo, può farlo, ed egli accoglie tutti loro con affabilità, mostrando ad ognuno un viso sorridente. Quando egli si avvia poi verso la città, essi lo seguono. In seguito, quando egli entra nel palazzo reale, nessuno può entrare senza il suo permesso. Di fatto, (l’ingresso è permesso solo a) persone di riguardo e ad individui scelti. Così, analogamente, stanno le cose riguardo al mese di Elùl: essi vanno a ricevere la luce del Suo benedetto aspetto, nel campo.”


Perché non si tratta di giorni festivi?

Una possibile spiegazione alla domanda del perché i giorni di questo mese siano feriali, e non festivi, è questa: ciò che caratterizza i ‘giorni festivi’ è un maggiore grado di luce e rivelazione Divina che viene attratto in essi, una rivelazione che però non si riveste propriamente di essi, ma resta piuttosto trascendente. Ed è proprio a motivo di questa rivelazione, che in questi giorni il lavoro è proibito. Il lavoro e le normali attività feriali sono infatti in contraddizione con l’atto di ricevere questa luce elevata (simbolizzata nella parabola dal re, nel momento in cui egli si trova nel suo palazzo, dove nessuno può entrare senza il suo permesso). Il concetto del mese di Elùl, invece, comporta la rivelazione dei Tredici Attributi di Misericordia ad ogni Ebreo, anche quello che ha peccato, ecc., proprio là dove egli si trova: nel campo (non nella reggia, cioè, ma là dove si svolgono le normali attività di tutti i giorni). L’illuminazione dei Tredici Attributi di Misericordia in questo mese, costituisce un aiuto che consente all’Ebreo di arrivare, con il suo sforzo, al pentimento, preparazione necessaria a ricevere l’anno nuovo e la rivelazione della nuova luce che esso porta con sé. E così è anche riguardo al servizio dell’amore e del timore per D-O, che nel mese di Elùl sono più elevati: questi devono essere suscitati attraverso un’iniziativa che deve partire dal basso (e cioè dall’Ebreo stesso), poiché i Tredici Attributi di Misericordia sono solo un prerequisito per il servizio Divino.


Ad Elùl ariamo e seminiamo

Come abbiamo visto, la luce emanata dai Tredici Attributi di Misericordia, si trova proprio nel campo, e non nel deserto. Il deserto rappresenta il livello di “una terra che non è coltivata”, simbolo di quegli atti, quelle parole e quei pensieri che non sono motivati dall’amore verso D-O. Per poter ricevere la luce emanata dai Tredici Attributi di Misericordia, è richiesto per lo meno un risveglio dell’accettazione del ‘giogo del regno dei Cieli’, della sottomissione cioè alla volontà Divina, rappresentata in questo caso dall’atto di lasciare il deserto, per andare nel campo, ad accogliere il re; e questo servizio Divino, a livello del ‘campo’, comporta l’arare e il seminare, lo sforzo ed il lavoro quotidiano dell’uomo, a differenza dei giorni festivi, in cui il lavoro è proibito, e la rivelazione viene dall’Alto.


Spiritualmente, noi siamo abitanti della ‘città’

Ogni argomento trattato nella Torà, allegorie comprese, è preciso in tutti i suoi dettagli. Nel caso della terminologia usata dall’Admòr HaZakèn nella sua parabola del re nel campo, vi è però qualcosa di incomprensibile: “La popolazione della città esce ad accoglierlo... nel campo.” Secondo quanto detto, emerge che il loro posto è la città, e solo ora essi ne escono per recarsi nel campo. Ma, a prima vista, per quel che l’allegoria rappresenta, è proprio l’opposto: il loro posto è nel campo, e la particolarità esclusiva del mese di Elùl è che i Tredici Attributi di Misericordia illuminano anche nel posto dove essi si trovano in quel momento, il campo. La spiegazione è che i mezzi che permettono all’Ebreo di percepire l’illuminazione dei Tredici Attributi di Misericordia, che sono di natura spirituale, dipendono dalla radice della sua anima. L’Admòr HaZakèn allude a ciò, dicendo: “La popolazione della città esce ad accoglierlo... nel campo.” Questo, poiché gli Ebrei possono percepire i Tredici Attributi di Misericordia, proprio in virtù del fatto che essi sono ‘la popolazione della città’, che è un’allusione all’anima dell’Ebreo, così come essa esiste nel regno Celeste della Berià (uno mondo spirituale più elevato), alla quale ci si riferisce come alla ‘città’. E ciò vale per tutto il tempo in cui essi si trovano nel campo, una metafora per l’anima che si trova nell’esilio del corpo. Essendo ‘una popolazione di città’, anche quando si trovano nel campo, essi ‘ricevono la luce del Suo benedetto aspetto,” l’illuminazione dei Tredici Attributi di Misericordia.

(Shabàt parashà Re’è, 5723)

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