La voce dello Shofàr

Un re mandò il proprio figlio lontano, ad apprendere nuove conoscenze. Il figlio, però, non fece esattamente quel che il padre si aspettava da lui, tanto che...

       Vi è una storia che il Baal Shem Tov (primo grande iniziatore del chassidismo) racconta, dalla quale è possibile intendere “cosa dice” lo Shofàr, col suo suono particolare, nel giorno di Rosh HaShanà. Ecco la storia.

    Col passare del tempo, però, il figlio sperperò tutto quello che il padre gli aveva dato, rincorrendo solo  piaceri vani, finché, costretto a vendere tutto, restò senza niente. Oltre a ciò, non diventò neppure più sapiente, come avrebbe dovuto, ma dimenticò persino ciò che aveva appreso in casa di suo padre.

       A quel punto egli decise di tornare al suo paese, a vivere di nuovo in casa del re, suo padre. Con sua sorpresa, però, al suo ritorno, nessuno lo riconobbe.

      Il figlio cominciò allora a gridare, e a gridare, con tutte le sue forze e dal più profondo del suo cuore, per farsi sentire dal re, così che riconoscesse la sua voce. Il re, infatti, sentì la voce del suo unico figlio e, commosso, gli corse incontro, lo abbracciò, lo invitò ad entrare e gli perdonò tutti i suoi errori.

     L’anima dell’Ebreo è il figlio del re. Essa è scesa nel mondo, in un corpo fisico per fare mizvòt e buone azioni. Davanti alle molte tentazioni, però, l’anima si dimentica dello scopo del suo viaggio, e anche di suo padre, il Re, HaShem e della sua lingua, la preghiera.

    L’anima vuole tornare ad HaShem e riconoscerlo di nuovo come suo Re, perciò comincia a gridare, un grido che comprende il rimorso per il passato e un nuovo impegno per il futuro. Questo grido interiore è il suono dello Shofàr, un suono capace di risvegliare il Re, HaShem che, pieno di amore per il suo figlio unico, il Popolo d’Israele, è pronto ad abbracciarlo ed a riaccoglierlo.

#BaalShemTov #RoshHashana #shofàr

©2019 di Vivere la Gheula. 

  • Facebook Icona sociale