“La Sua destra mi abbraccia”


Ogni cosa va dedicata a D-O Il rivelarsi di questo legame, l’“abbraccio” con cui D-O avvolge l’Ebreo a Succòt, si esprime nel precetto della succà. Tutti gli altri precetti sono associati ad un particolare organo di chi li compie: i tefillìn, ad esempio, riguardano la testa ed il braccio, mentre lo studio della Torà richiede il coinvolgimento del cervello e della bocca. Sedersi nella succà è l’unico precetto che la persona compie con tutto il proprio corpo, ogni sua parte compresa, dalla testa ai piedi. Inoltre, il precetto della succà, come dicono i nostri Saggi, è il dovere di abitare in essa allo stesso modo come si fa nella propria vita di tutti i giorni. Non è necessario fare nulla di speciale nella succà: vi si beve, vi si mangia, esattamente come lo si fa in casa per tutto il resto dell’anno. Eppure, compiuta nella succà, ognuna di queste azioni ordinarie viene a rappresentare un precetto. Ed è esattamente questo il significato delle direttive: “in tutte le tue vie conosciLo” e “tutte le tue azioni siano per amore del Cielo”. Anche le “tue vie” e le “tue azioni”, e cioè i propri affari personali e non solo i precetti, devono essere dedicati a D-O. Essendo il legame che unisce l’Ebreo a D-O onnicomprensivo e totale, esso deve potersi esprimere in tutto ciò che l’Ebreo fa. Succòt, ed il precetto della succà in particolare, evidenziano e mettono in luce questo legame fra l’Ebreo e il suo Creatore. È questo il momento in cui “la Sua destra mi abbraccia”, anche “da dietro”. La ‘parte frontale’ di una persona simbolizza quegli aspetti nei quali il Divino è evidente: lo studio della Torà, la preghiera e l’osservanza dei precetti. Il ‘dietro’ simbolizza le occupazioni quotidiane mondane, che all’apparenza mancano di una qualsiasi santità. A Succòt, l’Ebreo fa anche queste cose nella succà e con questo mostra come D-O lo abbracci anche da ‘dietro’; ogni cosa può essere resa santa, poiché D-O è sempre con lui e nessun distacco è possibile. L’”abbraccio” di D-O a Succòt dura non soltanto per il tempo che l’Ebreo trascorre fisicamente nella succà. Il Talmùd dice: “Chiunque non abbia una casa non è una persona completa.” La particolarità che il possesso di una casa conferisce alla persona, non riguarda solo i momenti che egli trascorre di fatto in casa, ma anche quelli in cui è fuori, poiché fino a quando egli ha una casa in cui abitare, il suo legame con essa rimane costante. A Succòt, la dimora della persona è la succà, per cui durante questa festa è la succà a rendere completa la persona. È chiaro quindi che a Succòt, anche quando non ci si trova dentro la succà, il legame con essa rimane: si continua ad essere avvolti dall’“abbraccio” di D-O. Nessun altro precetto possiede una simile proprietà.

Il legame essenziale Rivelando la succà l’essenza dell’anima, essa funge anche da forza unificatrice. Le differenze fra Ebrei esistono solo esteriormente, nell’intelletto e nelle emozioni. Nell’essenza dell’anima tali divisioni non esistono; lì, tutti gli Ebrei sono una cosa sola. Anche questo trova espressione nel precetto della succà, come dissero i nostri Saggi: “Tutto Israele è degno di dimorare in una succà”. La succà ricorda le Nubi della Gloria che protessero gli Ebrei nel deserto. Proprio come tutti gli Ebrei furono circondati in ugual modo dalle nubi, senza alcuna distinzione fra chi di loro fosse giusto e chi no, così gli Ebrei sono uguali rispetto alla succà. In verità, tutte le feste di Tishrei rivelano l’essenza dell’Ebreo. Il suono dello shofàr a Rosh HaShanà, per esempio, simbolizza l’anima che grida a D-O, un grido che testimonia che se anche un Ebreo può trovarsi al momento separato dal Divino a causa dei suoi peccati, la sua essenza rimane comunque integra e legata a D-O. L’innato desiderio dell’Ebreo di essere vicino a suo Padre, ed il suo dolore per il proprio basso livello spirituale, non trovano parole per esprimersi. Esso può manifestarsi solo in un grido accorato, simbolizzato dal semplice suono dello shofàr. E poiché il legame fra l’Ebreo e D-O è sempre presente, D-O lo redime dal suo stato miserabile, permettendogli di trascendere la materialità e vivere con spiritualità. Ma il legame che si rivela col precetto della succà è ancora più elevato. Esso non si esprime trascendendo il mondo materiale. Il legame dell’Ebreo con D-O, rappresentato dalla succà, si manifesta anche nelle proprie occupazioni mondane: nelle “tue azioni” e nelle “tue vie”. Anche allora l’Ebreo è avvolto dall’“abbraccio’ di D-O, e le sue azioni sono compiute per amore del Cielo e in tutte le sue vie riconosce D-O. (da Likutèi Sichòt, vol. 2, pag, 417-418)

#abbraccio #amore #succà #Succòt

0 visualizzazioni

©2019 di Vivere la Gheula. 

  • Facebook Icona sociale