La Redenzione, una realtà assoluta

“E quando il Signore tuo D-O espanderà i vostri confini… aggiungerete per voi ancora tre città”. Dato che fino ad ora non abbiamo ancora meritato questo ampliamento dei confini della Terra d’Israele, la cosa deve per forza avvenire nei Giorni di Moshiach, poiché “D-O non comanda nulla invano”.



“E quando il Signore tuo D-O espanderà i vostri confini” (Devarìm 19:8) Nella parashà Shofetìm, D-O comanda di separare sei ‘città di rifugio’ dove possa trovare riparo chi ha ucciso un uomo per errore. Più in là, la Torà aggiunge in proposito un ulteriore ordine: “E quando il Signore tuo D-O espanderà i vostri confini… aggiungerete per voi ancora tre città” (Devarìm 1

9:8,9). Ciò si riferisce all’epoca in cui si realizzerà la promessa che D-O fece a nostro padre Avraham, di dare ai suoi figli le terre dei Keniti, Keniziti e Kadmoniti (Bereshìt 15:19), ed allora noi dovremo costruire lì altre tre città di rifugio. Il Rambam (Hilchòt Melachìm, cap.11, halachà 2) riporta ciò a prova del fatto che la fede nell’avvento di Moshiach si trovi espressa esplicitamente nella Torà: dato che fino ad ora non abbiamo ancora meritato questo ampliamento dei confini della Terra d’Israele, la cosa deve per forza avvenire nei Giorni di Moshiach, poiché “D-O non comanda nulla invano”.


Tre prove Questa prova è la terza, addotta dal Rambam, per dimostrare che l’avvento di Moshiach si trova espresso esplicitamente nella Torà. Prima di questa, egli riporta la promessa della Torà, che si trova nella parashà Nizavìm: “Allora l’Eterno, il tuo Signore, tornerà insieme ai tuoi esiliati… Anche se tu fossi stato esiliato fino all’estremità del cielo, di là ti raccoglierà” (Devarìm 30:3-4). In seguito, egli ricorda la profezia di Bilàm, nella quale si parla chiaramente del Re Moshiach. E alla fine, egli riporta la terza prova, che deriva dal precetto delle città di rifugio. Il motivo per cui il Rambam ha bisogno di riportare le prime due prove è facilmente comprensibile: dai versi della parashà Nizavìm emerge chiaramente la promessa della Redenzione, ma non è menzionato lì che essa verrà tramite Moshiach. La figura di Moshiach è descritta invece nelle parole profetiche di Bilàm, che appaiono però in forma allegorica ed enigmatica, lasciando così spazio a chi volesse sostenere che la cosa non è espressa proprio in modo esplicito, nella Torà scritta. Per questo, le due prove si completano a vicenda. Ma cosa rende necessaria la terza prova?


L’evidenza migliore Il fatto è che la terza prova ha una forza e una fondatezza che manca alle prime due. Queste infatti esprimono la promessa della Torà ed anche la profezia Divina, ma la terza prova si fonda sul particolare di uno dei precetti della Torà (il precetto delle città di rifugio), ed in ciò vi è una forza ed un valore incomparabili. Una regola di base è che la Torà, con i suoi precetti, è eterna ed immutabile e ad essa nulla può essere tolto né aggiunto. L’essenza stessa dei precetti comprende in sé la caratteristica dell’inalterabilità, che non permette alcun cambiamento. Per questo, una volta che la Redenzione risulta far parte dei precetti della Torà, noi ricaviamo da ciò l’assoluta certezza dell’immutabilità della cosa.


Senza cambiamenti Con questa prova, il Rambam confuta ogni possibilità di sostenere che, nonostante la Redenzione sia stata promessa nella Torà, noi possiamo averla persa a causa dei nostri peccati, o che essa si realizzerà solo a livello spirituale e non in senso concreto, nella realtà materiale. Essendo la redenzione un particolare del precetto delle città di rifugio, essa dovrà per forza realizzarsi a livello reale, materiale, in questo mondo, al più presto.

(Da Likutèi Sichòt, vol. 34, pag. 114)

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