La Mezuzà: un precetto unico


Lishmà o non lishmà Generalmente, la Torà cita la ricompensa che si riceve per l’adempimento di un precetto, per spronarci ad attuarlo. Dopotutto, i nostri Rabbini ci dicono: “Bisogna sempre impegnarsi nello studio della Torà e nell’adempimento dei precetti, anche quando ciò non venga fatto lishmà, senza nessun altro fine…” Inoltre, il Maimonide spiega come i bambini piccoli studino solo quando si promette loro una ricompensa. È solo dopo un lungo e tedioso processo, che la persona matura e raggiunge il livello dell’azione disinteressata. D’altro canto, si può comprendere facilmente come l’adempimento del precetto, compiuto solo in vista di una ricompensa, manchi di perfezione e di sincerità. Ed anche quando il proprio scopo sia quello di adempiere alla volontà Divina, se la motivazione è offuscata dalla speranza di un guadagno personale, il precetto non viene compiuto nel miglior modo possibile.

Una protezione sicura Questo problema non riguarda invece l’adempimento del precetto della mezuzà. Infatti – anche se con ciò non si intende certo dire che l’unica motivazione per l’attuazione del precetto debba essere quella della protezione che esso fornisce, poiché anche senza questa protezione, l’individuo dovrebbe senza dubbio avere sempre lo stesso desiderio di rispettare la volontà di D-O – nel caso della mezuzà, dal momento che la protezione che essa offre non è una ricompensa per aver messo in atto il precetto che la riguarda, ma piuttosto una componente ed un risultato del precetto stesso, ne deriva che a questo precetto non viene a mancare nulla, anche nel caso esso non sia compiuto lishmà, ma allo scopo di riceverne protezione. Nell’adempiere al precetto della mezuzà, è quindi perfettamente accettabile avere in mente che esso stesso ci garantisca la protezione Divina.

(Basato su Likutèi Sichòt, vol. 19, pag. 121-123)

#Ekev #mezuzà

0 visualizzazioni

©2019 di Vivere la Gheula. 

  • Facebook Icona sociale