La 'conversazione' che è superiore alla Torà

Vi sono due aspetti nel nostro servizio Divino: quello dello studio della Torà e del compimento dei precetti, e quello dell'occuparsi delle cose quotidiane con l’intenzione di elevarle alla santità.

“La conversazione dei servi dei patriarchi è più cara a D-O della stessa Torà dei loro figli” (Rashi, Bereshìt 24:429) La parashà Chayèi Sarà si dilunga molto nel racconto della missione di Eliezer, il servo di Avraham, a Charàn. I nostri Saggi fanno notare come la Torà, che per trasmettere molti dei suoi fondamenti usa solo poche allusioni, in questo caso ripeta la storia del servo due volte (una al momento dell’accadere dei fatti stessi e un’altra, quando Eliezer li racconta, presentandosi alla famiglia di Rivkà). Da qui, i nostri Saggi hanno imparato che: “La ‘conversazione’ dei servi dei patriarchi è più cara a D-O della stessa Torà dei loro figli”. Ciò che dicono qui i nostri Saggi richiede una spiegazione: come è possibile, infatti, che la storia della missione del servo di Avraham sia più cara a D-O della santa Torà?! Infatti, persino riguardo alla stessa Torà è noto che, seppure i patriarchi stessi la studiassero, la loro Torà era ad un livello inferiore a quello della Torà che fu data sul Monte Sinai. E qui, invece, viene detto che la ‘conversazione’ dei “servi dei patriarchi”, su argomenti normali, terreni, è più bella della “Torà dei figli”, della Torà che fu data sul Sinai?!


La ‘conversazione’ del Santo, benedetto Egli sia La cosa sarà più chiara alla luce della spiegazione offerta dalla Chassidùt a proposito della differenza fra ‘conversazione’ e ‘Torà’ riguardo a D-O, per così dire. Per ‘Torà’ si intende la Torà e i precetti che D-O ha dato, ma c’è anche la ‘conversazione’ di D-O. Le sette espressioni con le quali D-O creò il mondo sono da considerarsi nei Suoi riguardi come una ‘conversazione’, poiché tutto il mondo è un nulla assoluto rispetto a D-O Stesso, e l’occuparsi della creazione del mondo per Lui è al livello di una ‘conversazione su argomenti comuni’. Questa ‘conversazione’ di D-O deve però svolgersi tutto il tempo, poiché se D-O non continuasse a creare e a mantenere in esistenza il mondo con la Sua parola, ad ogni istante, esso non esisterebbe. Noi diciamo infatti: “Che rinnova con la Sua benevolenza sempre, ogni giorno, l’opera della creazione”. Affinché D-O pronunci la Sua ‘conversazione’ e dia esistenza al mondo, bisogna che il mondo sia meritevole di ciò, prendendo il ‘conversare’ di D-O a modello del proprio agire.


Dipende da noi La mishnà (Pirkèi Avòt 2:1) che dice: “Sappi cosa c’è sopra di te” è interpretata dal Maghìd di Mezrich come: sappi che tutto ciò che è sopra, viene “da te”, è un risultato delle tue opere e delle tue azioni. Così, anche per quel che ci riguarda, se noi vogliamo che D-O continui a ‘parlare’ e consenta al mondo di esistere, dobbiamo agire noi stessi allo stesso modo: con la ‘conversazione’. Anche per noi vale la differenza fra i due aspetti: c’è il nostro servizio Divino che si basa sullo studio della Torà e sul compimento dei precetti, e c’è quello che include le nostre occupazioni quotidiane – rappresentato qui dalla ‘conversazione’, come è detto: “ogni tua azione sia per amore del Cielo” (Pirkèi Avòt 2:12), e anche “in ogni tua via, conosciLo” (Proverbi 24:34). La ‘conversazione’ di Eliezer allude al tipo di servizio Divino che abbiamo paragonato alla ‘conversazione’, all’occuparci cioè delle cose quotidiane, ma con l’intenzione di elevarle alla santità. Nonostante le parole di Eliezer riguardassero cose semplici e terrene e fossero rivolte a gente semplice (Lavàn e Betuèl), si poteva tuttavia riconoscere come esse facessero parte della missione per la quale Avraham lo aveva inviato, come testimoniano le parole con cui Eliezer aprì la ‘conversazione’: “Servo di Avraham sono io”.


Elevare il quotidiano La Torà ci fa capire qui che il servizio Divino paragonato alla ‘conversazione’, all’occuparsi delle cose di tutti i giorni per amor del Cielo, è addirittura più elevato e importante dello studio della Torà e del compimento dei precetti: “La conversazione dei servi dei patriarchi è più cara a D-O della stessa Torà dei loro figli”. Attraverso questo servizio, noi facciamo sì che anche D-O ‘pronunci’ la Sua ‘conversazione’, che aggiunge vitalità al mondo. Questo occuparsi delle cose quotidiane con la giusta intenzione, anche se a un certo livello è inferiore alla Torà (e per questo è collegata ai “servi del patriarchi”, al servizio del servo) – è proprio ciò che porta qui in basso la santità Divina e conferisce a tutto il mondo abbondanza di vita. (Da Likutèi Sichòt, vol. 20, pag. 330)

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