L’odissea di Avraham



Nuove prospettive Lèch Lechà ha anche il significato di procedere. Un progresso reale comporta l’abbandono totale del proprio stato precedente. Fino a che la crescita personale dell’individuo dipende dalla sua forza soltanto, il suo progresso sarà limitato. Egli non potrà andare oltre i limiti della propria comprensione. Quando invece il suo progredire è guidato dai comandamenti Divini, non vi è più alcun limite al suo potenziale di crescita. La Torà ed i suoi precetti possono portare una persona ben al di là di quanto gli consenta l’ampiezza limitata della sua visuale umana. Per evidenziare maggiormente questo punto, il comando di Lèch Lechà dice ad Avraham di procedere verso “il paese che Io ti mostrerò”, senza specificare la destinazione. Questo, poichè seguire i comandamenti Divini porta una persona ad orizzonti che da solo non sarebbe in grado di percepire. Inoltre, l’espressione “Io ti mostrerò” in Ebraico può anche essere resa con “Io ti rivelerò”, e cioè: attraverso il suo viaggio verso la Terra d’Israele, il vero sè di Avraham fu rivelato. Ciò è anche indicato dall’espressione Lèch Lechà, che letteralmente significa “vai verso te stesso” e cioè verso la “tua essenza”, la sorgente stessa dell’anima. Ciò indica anche un potenziale illimitato, poichè l’anima dell’Ebreo è “una parte vera e propria di D-O”. Il percorso spirituale di una persona comporta il trascendere le proprie normali abitudini e modi di pensare, per arrivare a toccare il proprio nucleo essenziale Divino. Ed allora, nel nostro procedere nella vita, ad ognuno di noi sarà data la possibilità di scoprire chi egli sia, che cosa sia  D-O, e come, nella loro essenza, i due siano una cosa sola.

Passaggi attraverso l’oscurità Nel suo percorso spirituale, una persona può trovarsi a dover affrontare delle prove, situazioni difficili che richiedono una lotta per poter continuare ad avanzare. Essendo comunque anche queste fasi del suo percorso guidate dalla Divina Provvidenza, egli dovrà rendersi conto che anche il loro scopo è positivo. Queste situazioni sono, per prendere a prestito un’espressione dei nostri Saggi, una discesa al fine di un’elevazione. Due sono le ragioni che sono date del perchè una persona debba affrontare tali prove. 1) Per tirar fuori le forze più profonde, nascoste ed essenziali della sua anima. Fin tanto che una persona non ha da affrontare alcuna prova, gli sarà sufficiente contare sulle sue forze ordinarie; egli non avrà bisogno di arrivare fino al nucleo più centrale del suo essere. Trovandosi invece a dover affrontare delle prove, egli ingaggerà le risorse spirituali più profonde ed interiori del suo essere. 2) Nel processo di superamento di queste prove, la persona eleva le scintille Divine che esse contengono. Tutta l’esistenza, infatti, è mantenuta in essere dall’energia creatrice Divina, che si veste di essa. Avendo D-O desiderato la creazione di un mondo fisico, questa energia Divina si nasconde dentro la sostanza materiale del mondo e, come risultato di questo ascondimento, sorgono le prove. Superando queste prove, la persona rivela la natura Divina interiore dell’esistenza. Il percorso spirituale di una persona, inoltre, non deve essere un ‘viaggio’ solitario. Al contrario, uno dei segni che indica il progredire della persona è la sua capacità di ispirare anche altri ad unirsi in questa impresa.

La promessa della Terra d’Israele L’adempimento al comando Divino di Avraham di lasciare i limiti dell’esistenza materiale (Lèch Lechà) si estende e si realizza negli sforzi dei suoi discendenti per trasformare la Terra d’Israele in una dimora per D-O. Nella sua completezza, la promessa della Terra d’Israele non si realizzerà fino all’era della Redenzione, ed in questo senso, il viaggio di Lèch Lechà rimane un’impresa in corso per tutti i discendenti di Avraham. Fino all’arrivo di Moshiach, noi siamo in uno stato di cambiamento continuo, che ci richiede di ‘andare oltre i limiti del nostro attuale livello spirituale, sforzandoci di portare noi stessi e l’ambiente che ci circonda al suo compimento finale.

(Adattato da Likutèi Sichòt, vol. 5, pag. 57; vol. 20, pag. 59, pag. 30; vol. 25, pag. 52; Sefer ha Sichòt, 5750 pag. 96)

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