L’importanza di essere sempre gioiosi

Tutto sembrava andare per il meglio, quando, all'improvviso, dopo quella visita, il frutto degli sforzi di anni, quella bellissima scuola, un centinaio di bambini impegnati nello studio della Torà.... tutto sembrava ormai destinato a finire. Eppure né la fiducia né la gioia dovevano venir meno, come il Rebbe aveva richiesto...

Come noto, l’attività di Chabad è volta a migliorare tutto il mondo, a cominciare dagli Ebrei, attraverso l’educazione alla Torà. Questo, con lo scopo di arrivare alla Redenzione. I risultati di questa tendenza hanno cominciato a farsi sentire un po’dovunque, soprattutto in seguito al forte impulso dato dal Rebbe negli anni ’50 – ’60, con l’invio di emissari in ogni angolo del mondo. All’inizio degli anni ’70, il Rebbe si apprestò a ‘conquistare’ la Francia, il paese che, con il suo ‘pensiero libero’ e la sua vena ateista, rappresentava uno dei maggiori nemici della Torà. Egli mandò quindi degli emissari in tutto il paese, con il compito di aprire delle ‘Case di Chabad’, centri dove un Ebreo può trovare, oltre ad una calda accoglienza, anche tutta l’assistenza di cui può avere bisogno, sia in senso spirituale sia in quello materiale. Uno di questi emissari fu rav Shmuel. Nonostante questi non sapesse una parola di francese, il Rebbe lo convocò nel suo ufficio ed assegnò a lui ed a sua moglie il compito di far fiorire l’Ebraismo in una certa cittadina della Francia, fornendo loro, in vista di ciò, la sua benedizione e parole di incoraggiamento. Fra le varie istruzioni che rav Shmuel ricevette dal Rebbe, una in particolare sembrò assumere un particolare accento: “È importante che tu sia sempre gioioso, poiché i francesi odiano vedere facce arrabbiate.”

    

Già all’inizio del suo incarico, rav Shmuel incontrò un grande successo, anche se dapprima lento ed ostacolato da molte difficoltà. Dopo due anni, cento bambini, senza nessun retroterra religioso, studiavano nell’edificio che rav Shmuel era riuscito a prendere in affitto ed a convertire in una scuola. Questo, fino al giorno in cui inaspettatamente, a ciel sereno, scoppiò il ‘fulmine’. Un ispettore edilizio, inviato dal governo, iniziò una serie di controlli, che terminarono con una lunga lista di lavori di ristrutturazione da compiersi praticamente... subito! In mancanza di questi, la scuola sarebbe stata semplicemente chiusa! Il tempo concesso? Tre mesi. L’importo? Astronomico. Rav Shmuel si sentì sprofondare in un baratro. Già coprire ogni mese l’importo dell’affitto e gli stipendi degli insegnanti non era cosa facile, figuriamoci recuperare in così breve tempo una somma così grande! Ricordandosi comunque delle parole del Rebbe, non si lasciò sopraffare da pensieri ed emozioni negative e, con spirito gioioso, cercò fiducioso delle soluzioni.

    

Per due mesi provò tutte le vie pensabili, rivolgendosi a tutti i potenziali donatori, ma quanto a risultati.... niente! Mantenersi su di spirito gli era ormai molto difficile, anche perché la scadenza era ormai molto vicina. Fu allora che, improvvisamente, si ricordò di una conoscenza occasionale che aveva fatto durante un viaggio. Diretto a Parigi, il destino lo aveva fatto salire sul vagone sbagliato del treno e, mentre cercava il suo posto, un viaggiatore lo aveva apostrofato cordialmente: “Dovete aver fatto il mio stesso errore. Vedete? Sul vostro biglietto c’è scritto 18 e questo è il vagone 19. Ma non c’è problema. Ci sono tanti posti liberi. Potete sedervi vicino a me.” Il viaggiatore si rivelò essere Ebreo, nonché ‘vice’ di un membro del parlamento francese. La conversazione fra i due si protrasse per tutto il viaggio in modo interessante e piacevole, tanto che, prima di scendere, l’uomo gli diede il suo biglietto da visita, invitandolo a rivolgersi a lui in qualsiasi caso di bisogno.

Rav Shmuel si mise a cercare freneticamente quel biglietto da visita e, trovatolo, cercò di fissare un appuntamento. Non ricevendo risposta, egli decise di recarsi al suo ufficio di persona. Il segretario che lo accolse, non fu annunciatore di buone notizie. L’uomo che cercava era all’estero, dove si sarebbe trattenuto per un lungo periodo. Rav Shmuel non ebbe il tempo di farsi prendere dalla depressione: improvvisamente, alle sue spalle, sentì una conversazione, che catturò la sua attenzione. “Ehi, signor Blan! Come sta, signor Blan?” Girandosi, vide un giovane elegante stringere la mano a delle persone e si ricordò di aver letto quel nome su di un giornale. Blan era il commissario edilizio della sua città! Una breve preghiera di ringraziamento a D-O, e rav Shmuel fu pronto a rivolgersi a quell’uomo, stringendogli la mano e chiedendogli se egli fosse di fatto il commissario edilizio. “Ah, no, no” rispose quello gentilmente. “Lei si riferisce evidentemente a mio padre. Se ha bisogno di parlare con lui, lo chiami e prenda un appuntamento. Questo è il suo numero”, gli disse, porgendogli un biglietto da visita. In un impeto di sfrontatezza, natogli non si sa da dove, rav Shmuel osò dirgli, con un sorriso pieno di speranza: “Voglio che lo chiamiate voi! Si tratta di una questione della massima importanza!” Come per magia, il giovane annuì, si recò ad un telefono, da quale tornò dopo pochi istanti, con un appuntamento fissato... per solo due ore dopo!

  

Come in un sogno, rav Shmuel si recò a quel colloquio, dove iniziò a descrivere la terribile situazione in cui si trovava: fra due settimane sarebbe stato sfrattato e cento bambini si sarebbero trovati ‘per strada’. La sua richiesta era che gli venissero assegnati alcuni locali di fortuna temporanei, fino a quando non fosse riuscito ad arrangiare una qualche soluzione. “Si sieda, prego” disse il commissario. “Permettete che le rivolga una domanda?” Con una certa apprensione, rav Shmuel annuì. “Ditemi, cosa pensate del fatto che il vostro primo ministro, Begin, restituisca il Sinai agli arabi?” Rav Shmuel si sentì letteralmente sui carboni ardenti. I francesi sono notoriamente di sinistra, favorevoli agli arabi ed in opposizione a qualunque cosa possa odorare di oppressione razziale; soprattutto se da parte di Ebrei! Una parola sbagliata, e poteva dire addio alla sua scuola. D’altro canto, il Rebbe era assolutamente contrario alla restituzione del Sinai. Per un attimo pensò di evadere diplomaticamente la domanda, ma non si sentì proprio di farlo, ed anzi, d’istinto sbottò: “Signor Blan, io sono un chassìd del Rebbe di Lubavich, ed il Rebbe ha detto che restituire il Sinai è un grande errore, che porterà solo tragedie.” L’uomo anziano lo fissò e gli disse: “Sono stato in Israele il mese scorso, per una settimana. Io sono anche un rappresentate, qui in Francia, dell’istituto Weizman. Voglio dirvi che, restituire il Sinai è la cosa più folle del mondo.... Una pazzia!” Tirò fuori a quel punto una Bibbia dal cassetto, e continuò: “In questo libro è detto che Israele appartiene al popolo Ebraico. Se l’ha detto D-O, tanto mi basta. Nessuno ha il diritto di restituire quella terra! Nessuno al mondo!” Dopo un breve intervallo, riprese: “Intendo scrivere una lettera al ministro per l’edilizia, riguardo alla vostra scuola. La decisione è in mano sua, non mia. Penso però che le cose si aggiusteranno. Richiamatemi, per favore, fra una settimana.”

   

Dopo una settimana, rav Shmuel sedeva nuovamente davanti al commissario, in attesa della risposta. Sul tavolo vi erano sparsi diversi progetti. Indicandone uno, il commissario disse: “Vedete questo? È il nuovo edificio che vi è stato assegnato. Tutto vostro, per la vostra scuola. Due piani, tremila metri quadri circa. Chiamo il mio autista e vi porto a vederlo. Potete trasferirvici quando volete.” Rav Shmuel, che nelle sue più rosee previsioni non si aspettava più di una qualche stanza provvisoria, rimase completamente sbalordito. Tanto più che in Francia vi era una severa separazione fra chiesa e stato, e questa era probabilmente la prima volta che il governo francese concedeva un edificio ad un’istutuzione religiosa! Quando il commissario vide lo stupore e la gioia di rav Shmuel, disse: “Volete sapere perché faccio questo? Voi mi avete detto di essere un chassìd, vero? Ho chiesto ad un mio amico cos’è un chassìd, e lui mi ha detto che i chassidìm sono Ebrei, che sono sempre gioiosi. La cosa mi ha fatto sentire bene. Sapete, io conosco altri Ebrei religiosi, ma non sono come voi. Hanno sempre delle facce arrabbiate, ed io.... odio le facce arrabbiate!”

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