L’etròg e lo shamàsh


     Una volta, ci fu una grande carenza di cedri (frutto indispensabile per compiere la mizvà delle “quattro specie” a Succòt), e solo dopo molti e grandi sforzi, gli abitanti di Berdichev riuscirono a procurarsi un unico cedro. Esso fu portato al Rabbino Capo della Comunità, Rabbi Levi Izchak. Ovviamente, tutti gli abitanti della cittadina sarebbero venuti a fare ognuno la propria benedizione su quell’unico cedro.

     Il shamàsh (custode, inserviente di sinagoga) pensò in cuor suo: “Certo il primo a fare la benedizione sul cedro sarà Rabbi Levi Izchak, e, dopo di lui, le personalità più importanti e così via, mentre io, il shamàsh, sarò senz’altro fra gli ultimi a poter benedire.” Ebbe allora una bella pensata e decise di benedire per primo, all’insaputa di tutti. E così fece.

      A quel punto, però, per la grande fretta e paura di essere scoperto, il cedro gli cadde di mano, ed il ‘pitam’ si ruppe, rendendo così il cedro inadatto alla mizvà. L’uomo fu preso dalla più grande disperazione: per colpa sua nessuno degli abitanti avrebbe potuto fare la benedizione sul cedro, quell’anno.

      Amare lacrime egli pianse davanti a Rabbi Levi Izchak. Era convinto che il Rabbino Capo lo avrebbe rimproverato aspramente. Ma non fu così. Quel che accadde fu proprio l’opposto. Rabbi Levi Izchak si rivolse ad HaShem e disse: “Signore del mondo! Guarda che popolo hai! Come essi si preoccupano di adempiere alle Tue mizvòt.” E con questo insegnò, come era abituato, ad attribuire sempre meriti al popolo d’Israele.

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