L’asino di rav Pinchàs


Un giorno, l’asino di Rabbi Pinchàs Ben Yair fu rubato, ma la cosa più strana fu che, pochi giorni dopo, gli fu riportato dai ladri stessi. Era avvenuto infatti che, durante tutto il tempo che l’asino era rimasto con i ladri, esso si era rifiutato di mangiare. Semplicemente non aveva aperto bocca, non importa quanto prelibato fosse il cibo che gli venisse offerto.

   Quando alla fine la povera bestia fu così debole e magra da non reggersi in piedi, i ladri, avendo paura che, una volta morta, l’odore della carogna potesse far scoprire il loro nascondiglio, decisero di riportarla al suo padrone.

   “Voi siete Ebrei, vero?”, chiese Rabbi Pinchàs. “Non solo siamo Ebrei” essi risposero, “ma abbiamo anche studiato nella tua scuola, quando eravamo bambini.” “Ora capisco”, continuò Rabbi Pinchàs.”

   “Ma Rabbi, noi lo sappiamo. Saremo anche ladri, ma non ignoranti! Tu stesso, però, ci hai insegnato che questa legge vale solo per il cibo degli uomini e non per quello che viene dato agli animali.” “Sì,” rispose Rabbi Pinchàs, “Avete ragione. Il mio asino, però, su questo punto è molto rigoroso, e non fa concessioni a se stesso…!”

  Da qui deriva il successivo detto del Talmud: “Se le prime generazioni sono paragonate ad angeli, allora noi siamo uomini. Ma se essi erano uomini, allora noi siamo come asini, ma non l’asino di Rav Pinchàs Ben Yair.”

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