Incontro di generazioni

Aggiornato il: lug 8

Un pomeriggio, mentre passeggiava col marito nel centro della città, sentì una tremenda esplosione dal ristorante ‘Sbarro’, che si trovava lì vicino. La nostra pediatra pregò il marito di tornare a casa da solo, mentre lei sarebbe salita su una delle ambulanze che stavano accorrendo sul luogo dell’attentato, in modo da poter offrire il suo aiuto in quell’emergenza all’ospedale. Non sapeva di stare andando incontro al miracolo più incredibile della sua vita!


Durante la seconda guerra mondiale, vi furono Ebrei che, arrivati ai campi di concentramento in Polonia, gettarono i loro pochi averi oltre la recinzione, nella pur debole speranza di riuscire un giorno a scappare e a recuperarli. Ma i nazisti, che se ne accorsero, ingiunsero ai polacchi dei dintorni di raccogliere quegli oggetti, attirando così la loro attenzione sulla possibilità di approfittarsi dei beni degli Ebrei. Un giorno, all’arrivo di un nuovo gruppo di Ebree, due donne polacche videro che una di esse indossava un mantello in buone condizioni, ampio e pesante, che sembrava scaldare bene. Le due donne decisero allora di sopraffare quell’Ebrea e prendersi il suo cappotto. La povera donna lottò con tutte le sue forze per il suo mantello, come se fosse in gioco la sua stessa vita, ma le due polacche ebbero la meglio, e fuggirono con il bottino. Nelle tasche gonfie trovarono numerosi ‘tesori’, ma con loro grande meraviglia, anche dopo aver svuotato tutte le tasche, il cappotto continuava ad essere insolitamente pesante. Così continuarono a cercare, fino a che trovarono un’altra tasca, nascosta nell’interno del cappotto, e dentro ad essa…  incredibile, una piccola neonata, con una catenina d’oro al collo! Una delle due polacche ebbe pena di quella piccolissima creatura così graziosa, e disse all’altra di volerla prendere con sé e crescerla come una figlia. La bimba crebbe, amata, in casa della donna polacca, che  credeva essere sua madre. Diventata grande, ella si formò come pediatra ed iniziò ad esercitare la sua professione. Un giorno, sua ‘madre’ polacca morì. Poco tempo dopo, la ragazza fu avvicinata da una donna sconosciuta, che le voleva parlare. “Ascolta,” le disse la donna “ho un segreto da rivelarti. Tu non sei la figlia della donna che è morta, ma sei una neonata Ebrea che abbiamo trovato nei campi di concentramento.” E così le raccontò tutta la storia del suo ritrovamento. La ragazza non riusciva a credere a quanto stava sentendo. “Che prove ha di quello che mi sta dicendo?!”  “Quando ti abbiamo trovata” rispose la donna “avevi al collo una catenina d’oro con dei segni strani e particolari. Probabilmente si trattava di caratteri ebraici. Prova comunque a cercarla a casa tua. Forse la troverai.” Dopo un’accurata ricerca, la ragazza riuscì effettivamente a trovare la catenina. Un brivido la percorse. Quel ritrovamento gettava una nuova luce su tutta la sua vita. Ella sentì il bisogno di andare fino in fondo a quella storia. Tempo dopo, durante una vacanza trascorsa in una città europea, mentre girovagava in cerca di cose interessanti da vedere, le capitò di incontrare due figure che le sembrarono essere di Ebrei religiosi. Senza indugio, ella si rivolse a loro, raccontando la propria storia, e chiedendo di leggerle cosa ci fosse scritto sulla catenina e se, secondo loro, lei fosse veramente Ebrea. Essi lessero il nome ebraico scritto sulla catenina ma, per quel che riguardava la seconda domanda, le dissero: “Ponga il suo quesito al Rebbe di Lubavich. Di certo saprà risponderle. Tenga, questo è l’indirizzo al quale potrà scrivergli.”  E fu quello che ella fece. Tempo dopo, la nostra pediatra ricevette una lettera di risposta dal Rebbe: “Non ha di che preoccuparsi. Lei è Ebrea. Piuttosto, invece di curare pazienti polacchi, è preferibile che lei venga in Israele, dove potrà curare bambini Ebrei.” Determinata ad andare fino in fondo alla verità che aveva scoperto, ella seguì quel consiglio. Stabilitasi in Israele, a Gerusalemme, dopo un certo tempo si sposò con un Ebreo e fu assunta come pediatra in un ospedale. Un pomeriggio, mentre passeggiava col marito nel centro della città, sentì una tremenda esplosione dal ristorante ‘Sbarro’, che si trovava lì vicino. La nostra pediatra pregò il marito di tornare a casa da solo, mentre lei sarebbe salita su una delle ambulanze che stavano accorrendo sul luogo dell’attentato, in modo da poter offrire il suo aiuto in quell’emergenza all’ospedale. Una volta lì, mentre curava alcuni feriti, arrivò all’improvviso al pronto soccorso un uomo anziano che disse, con voce rotta dall’emozione, di star cercando la nipote, che era con lui nell’attentato. A causa del suo stato emotivo, nessuno riuscì a capire dalle sue parole chi fosse la nipote e come si chiamasse. Il nonno riuscì a dire solo con chiarezza: “Al collo porta una catenina col nome di mia figlia...” La pediatra si offrì di aiutarlo a cercare la nipotina. Finalmente la trovò e, dopo una breve visita, poté rassicurare il nonno sulle sue condizioni. Fu allora che la pediatra vide la catenina. Il respiro le si mozzò. Era una catenina assolutamente identica alla sua, a quella catenina che aveva completamente cambiato il suo destino. Ella impallidì e chiese all’anziano: “Da dove viene questa catenina?” “Come sarebbe, ‘da dove viene’?! L’ho fatta io!” rispose l’uomo. “Forse potrebbe dirmi allora dove è possibile trovare simili catenine, dove le si possono comperare?” insistette la pediatra. Il nonno rispose risolutamente: “Non ha dove cercarle. Catenine come queste non esistono in nessun luogo al mondo. Avevo due figlie e, in quanto orefice, ho fatto per loro due catenine uguali. Una figlia è la madre della bimba ferita, mentre la seconda figlia è stata uccisa con sua madre durante l’olocausto”…


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