In movimento

Una persona può adempiere ad un precetto e restare ferma, trovarsi cioè, dopo l’adempimento, nello stesso stato in cui si trovava prima di esso. “E procederete...” implica che osservare i precetti trasformi la persona che li adempie in un individuo in movimento, capace di lasciare la sua posizione precedente ed avanzare verso un livello spirituale più elevato.


Perché ‘Procedere nelle Sue vie’ è un precetto? Nella parashà KiTavò ci viene detto “e procederai nelle Sue vie” (Devarìm 28:9). Il Ràmbam considera questa esortazione un precetto positivo, spiegando che con esso ci viene richiesto di emulare l’Onnipotente per quanto possiamo: proprio come D-O viene chiamato misericordioso, pietoso e giusto, così anche noi dobbiamo essere misericordiosi, pietosi e giusti (Sèfer haMizvòt, 8° precetto positivo). Uno dei princìpi sui quali il Ràmbam si è basato per enumerare i precetti, dice che un comando generale, un ordine cioè relativo a tutti i precetti della Torà, come “Dovete rispettare i Miei decreti” (Levitico 19:19) o “Siate santi,” (Levitico 19:2) non deve essere contato di per sé come uno dei 613 precetti. Secondo quanto detto, “e procederai nelle Sue vie” non dovrebbe essere contato come un precetto positivo, poiché emulare l’Onnipotente per quanto possiamo, riguarda tutti i precetti. Perché allora il Ràmbam lo conta fra i 613 precetti?


La capacità di trasformarsi Noi dobbiamo arrivare alla conclusione che “procedere nelle Sue vie” contiene in sé qualcosa che non può essere trovato in nessun altro precetto, e per questo motivo è stato contato come un precetto in sé. Qual’è l’aspetto unico di questo precetto? La sua particolarità è nel fatto che ci viene detto di “procedere nelle Sue vie”. Una persona può adempiere ad un precetto e restare ferma, trovarsi cioè, dopo l’adempimento, nello stesso stato in cui si trovava prima di esso. “E procederete...” implica che osservare i precetti trasformi la persona che li adempie in un individuo in movimento, capace di lasciare la sua posizione precedente ed avanzare verso un livello spirituale più elevato. L’Ebreo è in grado di realizzare ciò quando si rende conto di star procedendo nelle “Sue vie”, quando cioè egli compie i precetti consapevole del fatto che essi sono le vie di D-O ed egli desidera emulare D-O quanto più gli è possibile. Quando una persona adempie ai precetti in questo modo, gli è garantito che, invece di restare spiritualmente fermo allo stesso punto, egli sarà costantemente “in movimento”. Pur essendo vero che osservare i precetti eleva in ogni caso chi li adempie, quando essi non sono osservati nel modo di “procedere”, l’effetto sulla persona rimarrà latente; “procedere nelle Sue vie” è ciò che rivela e rende manifesto il raffinamento e l’elevazione spirituale raggiunti tramite il compimento dei precetti. Non solo, quando si “procede nelle Sue vie”, l’elevazione che si raggiunge è senza limiti.


Raggiungere il livello dell’infinito La Chassidùt spiega il verso : “Io farò sì che siate degli esseri che ‘procedono’ fra coloro che sono ‘fermi’”, riferendolo allo stato spirituale delle anime che osservano la Torà ed i precetti in questo mondo, in confronto a quello delle anime e degli angeli che stanno in alto. Nonostante le anime e gli angeli salgano costantemente di livello in livello, essi sono da considerarsi ‘stazionari’, poiché ogni loro grado di raffinamento e di elevazione è sempre della stessa entità: ogni elevazione spirituale è in qualche modo comparabile al livello precedente. Essi sono considerati spiritualmente ‘immobili, in confronto alla vera illimitatezza del Divino. Al contrario, le anime dentro un corpo, che adempiono ai precetti e osservano la Torà utilizzando oggetti materiali, sono considerate in movimento, poiché compiere i precetti permette all’Ebreo di elevarsi in un modo tale che ogni nuovo livello raggiunto è infinitamente più elevato del precedente. Eppure, tutti gli esseri creati sono intrinsecamente limitati. Come può allora il loro servizio emulare la vera illimitatezza del Creatore, raggiungendo così una elevazione illimitata? Affinché i precetti possiedano questa capacità infinita, è necessario che la persona che li adempie sia in contatto con l’essenza della propria anima, in quel momento. Questo, poiché l’anima, che è una ‘vera parte di D-O Stesso” è infinita. Quando una persona attira qui il livello infinito dell’essenza della propria anima e lo collega al particolare precetto che sta compiendo, rinforzando così il precetto con la fede pura e la completa dedizione che emanano dall’essenza dell’anima, egli sarà in grado di far discendere questo livello infinito, nel suo servizio finito. (Da Likutèi Sichòt, vol. 4, pag. 1130-1134)

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