In movimento


La capacità di trasformarsi Noi dobbiamo arrivare alla conclusione che “procedere nelle Sue vie” contiene in sé qualcosa che non può essere trovato in nessun altro precetto, e per questo motivo è stato contato come un precetto in sé. Qual’è l’aspetto unico di questo precetto? La sua particolarità è nel fatto che ci viene detto di “procedere nelle Sue vie”. Una persona può adempiere ad un precetto e restare ferma, trovarsi cioè, dopo l’adempimento, nello stesso stato in cui si trovava prima di esso. “E procederete…” implica che osservare i precetti trasformi la persona che li adempie in un individuo in movimento, capace di lasciare la sua posizione precedente ed avanzare verso un livello spirituale più elevato. L’Ebreo è in grado di realizzare ciò quando si rende conto di star procedendo nelle “Sue vie”, quando cioè egli compie i precetti consapevole del fatto che essi sono le vie di D-O ed egli desidera emulare D-O quanto più gli è possibile. Quando una persona adempie ai precetti in questo modo, gli è garantito che, invece di restare spiritualmente fermo allo stesso punto, egli sarà costantemente “in movimento”. Pur essendo vero che osservare i precetti eleva in ogni caso chi li adempie, quando essi non sono osservati nel modo di “procedere”, l’effetto sulla persona rimarrà latente; “procedere nelle Sue vie” è ciò che rivela e rende manifesto il raffinamento e l’elevazione spirituale raggiunti tramite il compimento dei precetti. Non solo, quando si “procede nelle Sue vie”, l’elevazione che si raggiunge è senza limiti.

Raggiungere il livello dell’infinito La Chassidùt spiega il verso : “Io farò sì che siate degli esseri che ‘procedono’ fra coloro che sono ‘fermi’”, riferendolo allo stato spirituale delle anime che osservano la Torà ed i precetti in questo mondo, in confronto a quello delle anime e degli angeli che stanno in alto. Nonostante le anime e gli angeli salgano costantemente di livello in livello, essi sono da considerarsi ‘stazionari’, poiché ogni loro grado di raffinamento e di elevazione è sempre della stessa entità: ogni elevazione spirituale è in qualche modo comparabile al livello precedente. Essi sono considerati spiritualmente ‘immobili, in confronto alla vera illimitatezza del Divino. Al contrario, le anime dentro un corpo, che adempiono ai precetti e osservano la Torà utilizzando oggetti materiali, sono considerate in movimento, poiché compiere i precetti permette all’Ebreo di elevarsi in un modo tale che ogni nuovo livello raggiunto è infinitamente più elevato del precedente. Eppure, tutti gli esseri creati sono intrinsecamente limitati. Come può allora il loro servizio emulare la vera illimitatezza del Creatore, raggiungendo così una elevazione illimitata? Affinché i precetti possiedano questa capacità infinita, è necessario che la persona che li adempie sia in contatto con l’essenza della propria anima, in quel momento. Questo, poiché l’anima, che è una ‘vera parte di D-O Stesso” è infinita. Quando una persona attira qui il livello infinito dell’essenza della propria anima e lo collega al particolare precetto che sta compiendo, rinforzando così il precetto con la fede pura e la completa dedizione che emanano dall’essenza dell’anima, egli sarà in grado di far discendere questo livello infinito, nel suo servizio finito. (Da Likutèi Sichòt, vol. 4, pag. 1130-1134)

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