Imbrigliare le forze naturali


Un’uscita in più fasi Il Conto dell’Omer rappresenta la seconda fase nel processo generale dell’uscita dall’Egitto, che inizia a Pèsach e si conclude a Shavuòt. L’uscita dall’Egitto è il passaggio dalle ‘49 porte dell’impurità’ e dalla condizione di “spogli e scoperti”, spogli dai precetti, direttamente alla grande connessione del Matàn Torà. Si tratta di un passaggio che richiede più fasi. All’inizio, il salvataggio dall’impurità dell’Egitto (nel mese di Nissàn), in seguito, un processo di purificazione e raffinamento interiore con il Conto dell’Omer (nel mese di Iyàr), per arrivare infine al dono della Torà (nel mese di Sivàn). Queste tre fasi sono descritte nel verso: “Traimi, corriamo dietro a te! M’introduca il re nelle sue stanze” (Canto dei Cantici 1:4). “Traimi” rappresenta l’uscita dall’Egitto, quando D-O trasse a Sé il Popolo d’Israele; “corriamo dietro di te” rappresenta il periodo del Conto dell’Omer, quando il Popolo d’Israele si purifica e si avvicina a D-O; “M’introduca il re nelle sue stanze” è il Matàn Torà, la connessione interiore tra D-O e Israele.

Alimento per animali L’offerta dell’Omer è costituita da orzo, che è considerato un alimento per animali, al contrario della maggior parte delle offerte farinacee, che provengono dal grano. Ciò ha attinenza con il significato più profondo del Conto dell’Omer: il vaglio e il raffinamento degli attributi dell’‘anima animale’. Nei giorni del Conto dell’Omer, l’uomo deve affinare le sue forze fisiche e ‘animali’, e sottomettere anch’esse al servizio Divino. Per questo è detto “Traimi, correremo dietro di te”, dove viene usato il plurale, in quanto con il servizio del Conto dell’Omer, la corsa verso D-O è da parte di entrambe le anime, quella Divina e quella animale come un tutt’uno.

Aiuto dall’Alto Operare un tale ribaltamento richiede un aiuto dall’Alto. Se per l’uscita stessa dall’Egitto fu necessaria una rivelazione Divina speciale – “si rivelò a loro il Re dei re, il Santo benedetto Egli sia in persona”, tanto più per operare una trasformazione nell’anima animale, noi abbiamo bisogno quanto più possibile della forza superiore Divina. A questa forza si allude nel verso: “E conterete per voi dall’indomani del Sabato”. “E conterete” (sefartèm) ha, nella lingua santa, anche il significato di zaffiro, luce e splendore. D-O dice: “Io farò splendere per voi una luce speciale, “dall’indomani del Sabato”, una luce che è più elevata della santità dello Shabàt. Lo Shabàt rappresenta una santità molto elevata, ma si tratta comunque di una santità che fa parte dell’ambito del mondo creato. Per sceverare l’anima animale, D-O dà una santità che trascende il mondo, e grazie ad essa noi abbiamo la forza di raffinare le nostre tendenze naturali e indirizzarle verso il servizio Divino. Per questo la Torà ha scritto “all’indomani del Sabato” e non “all’indomani di Pèsach”, per esprimere la santità superiore con la quale noi attuiamo il servizio spirituale dei giorni del Conto dell’Omer, come preparazione al Dono della Torà, nella festa di Shavuòt. (Da Likutèi Sichòt, vol. 1, pag. 265)

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