Il Vitello d’Oro – L’apertura al pentimento


Trasformare i peccati in meriti Una qualità che riguarda il pentimento e manca nel servizio dei giusti, deriva dal fatto che una persona giusta è in grado di elevare solamente quelle scintille di santità, che si trovano nelle cose permesse. Egli infatti non si occupa e non ha nulla a che fare col male. Il suo approccio al male è solo il suo annullamento; in questo modo, però, è impossibile per lui trasformare il male in santità. Il peccatore, invece, tramite un completo e sincero pentimento, può realizzare la trasformazione dei peccati in meriti. In questo modo, egli non solo nega il male, ma è anche in grado di elevare alla santità ciò che di buono era intrappolato in esso.

La trasformazione del mondo La differenza fra il servizio di un giusto e quello di un penitente non riguarda solo il fatto che il giusto, semplicemente, non abbia peccati da trasformare; si tratta di una differenza che riguarda due diverse vie di servire D-O.  Il servizio del giusto è quello di rivelare il Divino nel mondo. Dal momento che il male, così come esso esiste nel mondo, cela il Divino e si oppone ad esso, il giusto lo annulla. Il servizio del penitente, invece, eleva il mondo fisico stesso alla santità. Egli riconosce il mondo non solo come qualcosa che si oppone al Divino, ma piuttosto come esso è visto dall’Alto. Lo stesso è vero per quel che riguarda il male: i penitenti realizzano che l’intento finale di D-O non è solamente l’annullamento del male, ma la sua trasformazione, attraverso il pentimento, in bene, così da elevare le scintille Divine che si celano in esso. Il dono che Dio ha fatto della Torà ha portato ad una rivelazione Divina, che ha trasceso il mondo fisico; il pentimento dell’Ebreo coinvolge invece il mondo materiale stesso,  trasformandolo in Divino. (Basato su Likutèi Sichòt, vol. 16, pag. 412- 414)

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