Il sèder più bello

 Il sèder di Rabbi Levi Yizchak di Berditchev, il grande zadìk (giusto), era stato meraviglioso, e tutti i suoi discepoli si erano sentiti trasportare in mondi spirituali elevatissimi. Improvvisamente, però, il Rebbe sentì una voce, come dal cielo: “Il sèder di Levi Yizchak è piaciuto a D-O, ma quello di Shmerl il Sarto lo ha sorpassato!” Il Rebbe si guardò intorno e capì di essere stato il solo ad aver sentito quella voce. Chi era mai questo Shmerl, che tanto aveva trovato favore agli occhi di D-O con il suo sèder? Chi conosceva questo grande zadìk? Nessuno rispose a quella domanda. Solo uno disse di conoscere un vecchio ubriacone, che portava quel nome.

Quella stessa notte, Rabbi Levi Yizchak bussò alla porta di Shmerl, convinto di scoprire lì un zadìk in incognito. Ad aprire fu la moglie. “Scusate l’ora. Potrei parlare con vostro marito?” “Un momento”, rispose la donna. Dopo qualche istante si sentì riempire una caraffa d’acqua, e subito dopo… SPLASH! Quella era stata la sveglia. “Svegliati ubriacone, buono a nulla! Il Rabbi è venuto a punirti. Alzati, su!”

Il povero Shmerl, ancora ubriaco e tutto bagnato si presentò alla porta, invocando perdono. Il Rebbe, sbalordito, lo calmò e chiese di potergli parlare, rassicurandolo riguardo ad una qualsiasi punizione. “Shmerl, vorrei solo che tu mi raccontassi esattamente cosa hai fatto nel tuosèder di Pèsach.”

“Sapete Rebbe, ieri, quando ho visto tutti correre su e giù affaccendati, ho fermato qualcuno per chiedere cosa succedesse. ‘Ma come, Shmerl, non lo sai? Stasera è Pèsach. Bisogna preparare il sèder, mangiare tre matzòt e bere quattro bicchieri di vino. Poi, però, per otto giorni… niente vodka! A Pèsach è proibito’, mi rispose quello, ridendo.

Cercai di ricordare, ma solo vagamente mi venne in mente qualcosa come ‘Egitto’ e liberazione. Dopo essermi scolato un’intera bottiglia di vodka, mi addormentai, fino a che mia moglie mi svegliò, come suo uso, con una caraffa d’acqua. ‘Shmerl, ubriacone sfaccendato, tutti gli Ebrei fanno il sèder e tu? Alzati, fai un sèder anche tu!’

Mi vestii barcollando, mi sedetti a tavola, davanti all’Haggadà, ed iniziai a parlare a D-O: ‘Ascolta, D-O, io non Ti conosco, ma Tu mi conosci. Tu sai che sono rimasto orfano e ho sempre dovuto lavorare. Non ho mai avuto tempo per studiare, giusto? Io non so cosa devo fare, non so leggere questo libro, perchè non so leggere per niente. Una cosa però la so di sicuro. So che tanto tempo fa Tu hai mandato Moshè, che ci ha fatto uscire dall’Egitto, ed io sono certo che Tu manderai Moshiach a tirarci fuori dai guai anche ora!’ Dopodichè ho mangiato lematzòt, ho bevuto il vino, e sono tornato a dormire!” Quale fede semplice e pura, pensò Rabbi Yizchak, e capì la preferenza di D-O!

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