Il potere delle nostre parole


L’importanza di parlare bene “Di’”! La parashà ci invita a dire cose buone degli Ebrei. Come scrive il Rambam: “È un precetto per ogni uomo quello di amare ogni Ebreo… per cui bisogna raccontare le sue lodi”. Il dotto della Torà, dice il Rambam, deve narrare le lodi del suo compagno e non parlare in nessun modo male di lui. Ciò che ogni Ebreo deve fare, è parlare bene del suo prossimo, e non dire alcunché, per carità, di negativo nei suoi confronti. Anche quando vediamo un Ebreo compiere una cattiva azione, noi dobbiamo trovargli una giustificazione positiva, cercare di capire cosa lo ha portato a peccare e non parlare male di lui, né di quel che riguarda la cattiva azione che ha compiuto. Come i detti puri di D-O si compiono sempre, così si avverano le parole di chi parla bene del suo prossimo. Il detto stesso che loda il prossimo, rivela le forze positive che si nascondono in lui e lo porta ad agire bene, proprio secondo quanto si è detto di lui.

Cosa ci ricorda la Sefiràt haOmer La parashà Emòr viene letta nel periodo della Sefiràt haOmer. In questi giorni, noi osserviamo il lutto per i ventiquattromila allievi di Rabbi Akìva, che morirono a quei tempi per non aver portato rispetto l’uno verso l’altro. Può anche darsi che essi avessero fatto della maldicenza, parlando male l’uno del proprio compagno. I giorni della Sefiràt haOmer ci ricordano di fermarci prima di pronunciare una qualsiasi parola negativa nei confronti del nostro prossimo. La parashà Emòr ci ricorda di esprimere solamente lodi verso gli altri. Di’! Loda il tuo compagno! (Da Likutèi Sichòt, vol. 27, pag. 158 – 166)

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