Il mese innovativo


La prima mizvà: la santificazione del mese Senz’altro ogni mizvà è un passo, lungo questa via. Ogni particolare mizvà rivela un nuovo aspetto del Divino nella Creazione. Ciò che è vero per ogni mizvà lo è certamente ancora di più per quel che riguarda la prima mizvà. Sulla base di questa comprensione, risulta più chiara ora la profonda ed intima connessione di chidùsh, innovazione, con chòdesh, mese, e ancor più con la santificazione del mese. “D-O disse a Moshè e ad Aharòn… questo mese sarà per voi l’inizio dei mesi.” In termini pratici, il popolo Ebraico aveva bisogno di sapere quando fosse il Capomese di Nissàn, per poter calcolare quando sarebbe caduto il dieci del mese, dato che in quel giorno D-O aveva comandato loro di “prendere un agnello per ogni casa…” Con ciò iniziò la preparazione all’Esodo ed alla Redenzione. Ora noi sappiamo che i due termini Ebraici per mese ed innovazione sono costituiti dalle stesse lettere, e la mancanza di vocali nella scrittura della Torà consente facilmente di leggere “questo mese sarà per voi” come “questa innovazione sarà vostra.” Ciò significa semplicemente che con la prima mizvà, D-O diede al popolo Ebraico la capacità di innovare, e cioè di rivelare il Divino che esiste innato nel mondo, di trasformare spiritualmente la Creazione, in una dimora per la Presenza Divina. La santificazione della luna allude quindi anche alla Redenzione, la definitiva rivelazione ed attualizzazione dello spirituale nel fisico.

Calcolo o testimonianza Noi determiniamo la luna nuova in uno di due possibili modi: o tramite testimoni oculari o tramite calcoli astronomici. Date le circostanze storiche, al giorno d’oggi ci si basa solo sul calendario. Con l’arrivo di Moshiach ed il ripristino del Sinedrio noi torneremo a basarci sui testimoni oculari. Eppure, anche al tempo in cui la luna nuova veniva dichiarata in base ai testimoni, i Rabbini sapevano avvalersi del calcolo astronomico e con questo controllare l’attendibilità delle testimonianze. Ciò rende difficile la comprensione della necessità dell’uso di entrambi i metodi. Per spiegare ciò bisogna vedere innanzitutto qual’è la funzione del testimonio. Una testimonianza o chiarifica i fatti, verificando ciò che può essere determinato con altri mezzi, o stabilisce essa stessa i fatti, determinando la legge – ciò che è giusto o sbagliato – in base alla testimonianza. Nel caso della luna nuova, l’uso della testimonianza è solo al fine di verificare ciò che è già noto, ed essa ha quindi solo la funzione di chiarire e non di stabilire. Ciò sembrerebbe rendere la testimonianza addirittura irrilevante, dato che, nel caso essa contraddicesse i calcoli astronomici, non verrebbe tenuta in conto. Se così, perchè scomodare i testimoni, dal momento che la data dell’apparizione della luna nuova è già conosciuta!? Eppure la Torà richiede che la luna nuova sia determinata proprio dai testimoni, nonostante il vantaggio del calcolo. E comunque, se per la Torà, in quasi tutti i casi, la funzione dei testimoni è quella di determinare i fatti e non di chiarirli, perchè adoperare l’uso di calcoli in assoluto? Perchè non accontentarsi dei testimoni? Essendo la santificazione della luna la prima mizvà, essa non costituisce solo un modello per tutte le mizvòt successive, ma ci insegna anche il percorso interiore per prepararci ed iniziare il processo della Redenzione. Agli Ebrei fu infatti comandato di santificare la luna nuova, al fine di essere pronti per l’esodo, dieci giorni dopo. La santificazione della luna ha quindi un’importanza tale da richiedere sia il vantaggio del calcolo che quello della testimonianza.

Logica e sottomissione Il valore del calcolo risiede nel fatto che esso si basa sul potere dell’intelletto. Il risultato deriva dai nostri sforzi e dall’uso della nostra facoltà più elevata: il pensiero. D’altro canto, noi accettiamo la testimonianza solo perchè la Torà ce lo comanda. La testimonianza ha il vantaggio di essere un decreto della Torà e ciò ci porta ad accettarla in un modo che trascende la logica: una sottomissione alla Volontà Suprema, che va al di là della nostra ragione e comprensione. La santificazione del mese, chòdesh, richiede sia la nostra ragione che la nostra sottomissione alla volontà Divina; allo stesso modo, anche l’innovazione, chidùsh, della Redenzione richiede questi due aspetti. Solo così potrà esservi una completa rivelazione del Divino. Risulta con ciò anche chiaro perchè nel verso sopra citato, D-O si rivolga sia a Moshè che ad Aharon, a differenza di molti altri casi, in cui la Sua parola è diretta solo a Moshè. Ciascuno di essi, infatti, rappresenta uno dei due metodi di santificazione. Moshè rappresenta l’innovazione di attrarre la Divinità dall’Alto, tramite l’auto-annullamento e l’accettazione del giogo Celeste. Aharon, invece, rappresenta l’innovazione di rendere il mondo ricettivo alla rivelazione, usando la logica umana e la capacità di ragionamento, per fare del mondo una dimora per il Divino. Noi abbiamo il potere di portare la Redenzione solo quando combiniamo nel nostro approccio alla Torà ed alle mizvòt sia la nostra capacità di ragionamento – calcolo – sia quella dell’auto-annullamento, l’accettazione del giogo del cielo, che va al di là della logica – testimonianza. In questo modo il chòdesh, la nuova luna che viene santificata e che si è appena rivelata, presagisce il chidùsh, l’innovazione che si sta per rivelare nel più imminente futuro, l’innovazione dei giorni di Moshiach. (Likutèi Sichòt vol. 21, pag. 62 – 67)

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