Il lavoro dei “mattoni” dell’Ebreo


Una nuova realtà In ogni particolare nella Torà si trovano necessariamente nascosti dentro significati interiori più profondi. Cosa nasconde il fatto che l’inizio della schiavitù sia passato in particolare attraverso la fabbricazione di mattoni? Cosa vi è di speciale nella fabbricazione di mattoni rispetto ad altri lavori? In generale, il lavoro dell’Ebreo nel mondo è quello di costruire una casa per il Santo, benedetto Egli sia – “Fare per Lui benedetto una dimora nei mondi inferiori”. Una casa può essere fatta di pietre, come il Tempio che dovette essere una costruzione in pietra, ma può essere anche fatta di mattoni. La differenza fondamentale fra pietre e mattoni, è che le pietre sono una creazione del Cielo, mentre i mattoni sono il risultato dell’opera umana. Per quanto riguarda le pietre, la creazione delle pietre stesse è di origine Divina, mentre la mano dell’uomo si limita a plasmarle ed a squadrarle, ma nona crearle. Per qualche riguarda i mattoni, invece, quando l’uomo prende l’argilla, la impasta con la paglia e la cuoce nel forno, egli crea una realtà nuova: il mattone.

Un livello più alto Anche nel servizio spirituale dell’uomo esistono questi due aspetti: quando l’uomo utilizza le cose del mondo che D-O ha creato allo scopo di servirLo, egli produce una ‘casa di pietre’ per il Santo, benedetto Egli sia. Egli prende le ‘pietre’ (le cose del mondo) che D-O ha creato e fa di esse un ‘Tempio’. Vi è però un livello più elevato nel servizio Divino: l’uomo non si accontenta dell’utilizzo di ciò che la creazione stessa offre, per gli scopi della santità, ma egli crea una realtà nuova nel contesto del mondo, egli trasforma il male in bene, il buio in luce. Egli crea ‘mattoni’: una realtà nuova nel mondo, che prende esistenza dal lavoro dell’uomo.

La preparazione del mondo Questo è il significato spirituale compreso nei ‘mattoni’, con i quali iniziò l’esilio dell’Egitto. La Torà allude con questo al fatto che il lavoro essenziale pertinente l’esilio si esprime nella fabbricazione di ‘mattoni’: nella trasformazione, cioè, del male in bene e del buio in luce. Questa è la preparazione adeguata per arrivare alla Gheulà, nella quale la realtà di questo mondo verrà trasformata. Nonostante oggi il mondo sia un luogo di oscurità e di kelipòt (scorze che nascondono), nel futuro a venire, proprio qui, in basso, risiederà il Santo, benedetto Egli sia, Egli Stesso ‘in persona’  e “il la notte illuminerà come il giorno”. E tutto questo sarà fatto grazie al lavoro di “malta e mattoni” oggi, come preparazione all’avvento del nostro Giusto Moshiach di fatto, al più presto.

(Likutèi Sichòt vol. 6, pag. 13)

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