I misteri della Torà


Il ‘via’ alla diffusione All’atto dei fatti, l’arresto dell’Admòr Hazakèn fu il risultato dell’istigazione degli oppositori della Chassidùt, persone senza scrupoli che, calunniando il Rebbe, misero in pericolo la sua vita e la sopravvivenza stessa della Chassidùt. Ma per ogni cosa che accade qui nel mondo, vi è un corrispettivo ed un’origine nei mondi spirituali. In questo caso, l’accusa in Cielo fu quella di voler svelare i misteri della Torà, che fino ad allora erano stati mantenuti segreti ed ai quali potevano accedere solo pochissimi uomini, grazie alla loro grande santità, che corrispondeva anche ad un’eccezionale profondità del loro sapere e del loro studio. Solo all’epoca del grande rabbino cabalista Izchak Luria, l’Arìzal, lo studio di quest’aspetto esoterico della Torà iniziò a divenire permesso ed anche assolutamente necessario. Ma il cambiamento non potè essere così drastico, cosicchè, quando iniziò la diffusione di questi segreti a tutti gli Ebrei, con l’opera del Baal Shem Tov, seguita da quella del Magghid di Mezrich, si alzò una forte opposizione. L’Admòr Hazakèn poi, discepolo del Magghìd, rivelò e diffuse i misteri della Torà, la parte interiore della Torà, in modo ancora più esteso, rendendola accessibile ad ogni Ebreo. Ed infatti egli fece ciò in modo che questi insegnamenti potessero essere compresi non solo a livello trascendentale della natura spirituale dell’uomo (la sua anima Divina), ma anche a livello logico e razionale della normale comprensione dell’intelletto umano. Questo ‘salto’ portò ad una severa accusa in Alto che, sul piano della realtà materiale, si riflettè nell’arresto del Rebbe. La sua liberazione significò quindi il riconoscimento finale della funzione della Chassidùt e delle attività del Rebbe, non solo a livello del mondo fisico, ma anche e soprattutto a quello spirituale. Fu come un ‘permesso’ ufficiale dall’Alto, di rivelare gli elementi nascosti della Torà e di portarli nella sfera della comprensione umana.

Come realizzare il nostro compito Ma come è possibile, in pratica, afferrare razionalmente simili misteri? Come può l’anima sopportare rivelazioni così grandi e continuare a restare legata alla materialità del corpo, senza desiderare solamente di staccarsene, per riunirsi alla sua Sorgente? E qui arriva l’insegnamento dell’Admòr HaZakèn. Nel suo stato di ‘klòt hanèfesh’, egli sentì la domanda “Dove sei?” La domanda stessa che noi sentiamo, quando ci viene chiesto dall’Alto se abbiamo realizzato lo scopo della creazione, la trasformazione di questo mondo basso e materiale in una dimora adatta ad ospitare e rivelare la Presenza Divina, ha la forza di conferire a noi, esseri creati, la capacità di divenire, pur nella nostra condizione bassa e materiale, una dimora per l’Essenza Divina. In questo modo, tutte le limitazioni vengono rimosse. Quando infatti non si agisce indipendentemente, ma piuttosto delegati e investiti della forza di Chi ci chiede “Dove sei?”, di D-O benedetto Stesso, di Colui che tutto può e Che è in grado di riunire gli opposti, allora diviene possibile rivelare anche le parti più nascoste della Torà. E questa rivelazione del segreti della Torà opera anche una rivelazione dell’aspetto più profondo e nascosto della nostra anima, là dove essa è legata all’aspetto più nascosto del Santo, benedetto Egli sia, alla Sua Stessa Essenza. (Shabàt parashà Vayshlàch 5718)

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