HaYomYom: Lunedì, 21 Tamùz 5780

Sabato                                                           21 Tamùz                                          5703   

Noi non diciamo shehecheiànu durante le Tre Settimane, neppure di Shabàt.

È scritto: “Mi faranno un santuario ed Io risiederò in loro.” “In loro” significa in ognuno di Israele. Questo, poiché in ogni Ebreo, il punto centrale dell’intima essenza del suo cuore è un santuario per il Suo dimorare (possa Egli essere benedetto). Il luogo del santuario rimane sacro, anche nel tempo dell’esilio e della desolazione. Nel Midràsh Shemòt Rabà, cap. 2, R. Acha dice: “La Shechinà (Divina Presenza) non si allontana mai dal Muro Occidentale.” Tutta la desolazione è limitata agli edifici. Così, anche nel caso del santuario personale, dentro ogni Ebreo; il fondamento è integro, chiaro e puro, come è scritto: “Io dormo, ma il mio cuore è sveglio”. Midràsh Rabà spiega: “Io dormo rispetto alle mizvòt, ma il mio cuore è sveglio per gli atti di bontà; io dormo rispetto agli atti di carità, ma il mio cuore è sveglio per compierli.” Ogni forma di desolazione (spirituale) (possa D-O salvarci da ciò), che si trova nel popolo d’Israele, è solo in quegli aspetti del popolo analoghi alle costruzioni al di sopra delle fondamenta. Le fondamenta del santuario individuale restano, comunque, nel loro stato di santità.

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