HaYomYom: Domenica, 27 Tamùz 5779

Aggiornato il: lug 18

Venerdì                                                        27 Tamùz                                           5703

Uno studioso famoso e brillante, eccezionalmente dotato e notevolmente profondo nei suoi studi, venne a Lyozna e si immerse nello studio della Chassidùt. Grazie al suo grande talento, nel giro di poco tempo, egli acquisì una grande e vasta conoscenza della Chassidùt. Alla sua prima yechidùt con l’Admòr HaZakèn, egli chiese: “Rebbe, cosa mi manca?” Il Rebbe gli rispose: “Non ti manca niente, poiché sei temente di D-O e studioso. Devi solo sbarazzarti del chamèz – che è la sensazione di sé (ego) e l’arroganza – e far entrare la matzà, che è il bitùl, l’annullamento, la rinuncia di sé. Uno strumento (clì) (come uno spiedo per arrostire) può essere usato con ‘ego’, sensazione di sé; la persona immagina di essere ‘luce’. Un simile orgoglio allontana la Shechinà (presenza di D-O), poiché “‘io’ e Lui (D-O) non possono dimorare insieme”. Lo strumento (o, nel secondo significato del termine ‘clì‘, il recipiente, e, cioè, la persona) deve essere liberato dalle impurità attraverso un calore così intenso (libùn: la pratica attraverso la quale, riscaldando uno strumento o recipiente di metallo, fino a che esso sia rovente, questo viene purificato e reso adatto all’uso), che le ‘scintille’ della purificazione volano via e vengono assorbite nella ‘vera’ luce.


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