HaYomYom: Martedì, 23 Shvàt 5779

Venerdì                                                      23 Shvàt 5703

Una volta, uscendo dalla sua stanza, all’Admòr HaZakèn capitò di sentire sua moglie dire ad alcune donne: “Il mio (= mio marito) dice…”.  Il Rebbe disse: “Con una mizvà io sono tuo; con quante noi apparteniamo a D-O!” A queste parole egli cadde in dvekùt (profonda concentrazione, una comunione con il Divino, in cui si perde la propria consapevolezza  fisica). “Risvegliandosi” da questo stato, egli disse: “Uscite a vedere” (Canto dei Cantici 3:11) – uscire da se stessi e percepire il Divino, viene da (le parole che seguono nel verso) “o figlie di Siòn,” malchùt che risveglia il  z’a (1). In futuro si realizzerà quanto è scritto: “La donna di valore è la corona di suo marito”. (2)

(1)     Malchùt (lett. ‘regalità’) è il decimo attributo, del quale la luna è una metafora, non avendo essa luce propria, ma solo riflessa. Malchùt, quindi, è un attributo ‘femminile’, capace di ricevere. Z’a o zeìr anpìn, lett. ‘piccola faccia’,  ‘figura minore’, rappresenta i primi sei attributi, a iniziare da chèssed, ghevurà (benevolenza, rigore), ecc. I sei agiscono attraverso malchùt, che li rende effettivi. L’ “uscire da se stessi”, la negazione dell’ego, e la conseguente “percezione del Divino” derivano dalle “figlie di Siòn”, l’aspetto ‘femminile’, malchùt.

(2)     Mishlèi 12:4.   Mentre, apparentemente, l’attributo femminile è un recipiente, il suo vero stato in futuro verrà rivelato in quanto Corona, trascendente, più elevato dei più alti attributi dell’intelletto, così come la corona circonda la testa.

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