HaYomYom: Lunedì, 5 Nissàn 5780

Sabato                                                     5 Nissàn                                                  5703

Nella Benedizione del Pasto, in Rezèi, dì baal hayeshuòt (“b”nella prima parola) u’vaal hanechamòt (“v” nella seconda parola). Mio nonno commentò il detto: “Non è il posto ad onorare l’uomo; è piuttosto l’uomo, ad onorare il proprio posto.” Il termine kavòd, ‘onore’ ha due implicazioni. Una è kavèd, ‘fegato’, come dice la Torà: “Il cuore del Faraone è kavèd (‘pesante’)”, ed i Saggi commentano: “Il suo cuore divenne come il fegato,” (freddo, insensibile). L’altro significato è kavòd, ‘onore’, nel senso della rivelazione di una luce superiore, che avvolge.

“Non è il posto ad onorare l’uomo“: Luogo (e circostanze) non lo rendono freddo ed insensibile. Piuttosto,“è l’uomo, ad onorare il proprio posto”, l’uomo ha la capacità ed il potere di illuminare il proprio ambiente (‘posto’), con la luce della Torà e del servizio.

Quando l’anima scende nel corpo, un voto gli viene imposto, di essere un ‘giusto’. Questo giuramento, shvuà, implica sòva, ‘sazietà’; la persona è generosamente rifornita di poteri, che le consentono di realizzare l’intento Divino che è compreso nella discesa dell’anima (nel mondo materiale). E così com’è per la discesa dell’anima, lo è anche per ogni persona, in qualsiasi posto essa possa trovarsi.

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