HaYomYom: Lunedì, 26 Nissàn 5780

Sabato                                                    26 Nissàn                                                 5703

       11° giorno dell’omer

Benedici il Capo Mese Iyàr; recita l’intero libro dei Salmi di prima mattina. Giorno di ferbrenghen. Haftarà: Halo kivnei kushi’im.

Da un discorso di mio padre: “La Chassidùt richiede che uno “…lavi la propria carne (et bessarò) con acqua, e vesta se stesso con esse (le vesti sacerdotali).” L’elemento intellettuale della Chassidùt deve lavare la carne e sciacquare via le abitudini della carne. Le abitudini sono alluse dalla parola et, che compare nel verso citato, e sta a significare “ciò che è secondario per la carne”, le abitudini sviluppate dal corpo. Solo allora uno può rivestirsi degli “abiti sacri”. Pensare Chassidùt, discutere Chassidùt, e la pratica comune dei chassidìm di meditare prima della preghiera, questi sono “abiti sacri”, vesti che furono date dalle altezze della santità. È la persona stessa, però, che deve “lavare la sua carne con acqua…” Le vesti dell’anima sono date all’individuo dall’Alto. Lavare via, però, la parte accessoria che deriva dalla fisicità del corpo e fare del corpo stesso “carne di santità”, ciò viene conseguito solamente dallo sforzo stesso dell’uomo. Questo è ciò che la Chassidùt richiede; a questo il nostro grande Maestro (l’Admòr HaZakèn) dedicò tutto se stesso, con sacrificio. Egli aprì il canale della totale dedizione al servizio Divino attraverso la preghiera, per essere collegati all’Essenza dell’En Sof, del D-O infinito. La Chassidùt mette un chassìd faccia a faccia con l’Essenza dell’En Sof.

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