HaYomYom: Sabato, 23 Elùl 5780

Giovedì                                                      23 Elùl                                                  5703


Quando R. Moshè, figlio dell’Admòr HaZakèn, aveva fra gli otto e gli undici anni, studiò il passaggio, in Ghittìn 67°, che loda le virtù dei saggi. Lì, Rabbi Shimon bar Yochài diceva: ‘Impara i miei attributi’. R. Moshè era in dubbio sul significato dell’ultima parola, dato che vi è Rashi, che interpreta: ‘i miei insegnamenti’, mentre il significato semplice del testo, è: ‘attributi, tratti del carattere’. In quel momento venne l’Admòr HaZakèn e disse, con la melodia da lui di solito usata: “La Torà che ci è stata data è tutta buoni tratti del carattere. Persino le punizioni, in essa, sono, in verità, atti di bene e di bontà. Le due interpretazioni sono una sola e interdipendente. Non vi possono essere buoni tratti del carattere senza Torà, e non ci può essere Torà, senza buoni tratti del carattere.” Un episodio esattamente uguale, accadde al Zemmach Zèdek, quando aveva fra gli otto e gli undici anni.

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