HaYomYom: Lunedì, 2 Sivàn 5780

Sabato                                                        2 Sivàn                                                 5703

          46° giorno dell’omer

Ana bechoach nel Kabalàt Shabàt (pag. 131) va detto sottovoce.

Ufros aleinu… nel Kabalàt Shabàt (pag. 138) va detto in piedi.

Nell’anno 5589 (1829), lo Shabàt della parashà Bemidbar cadde il 5 di Sivàn. Prima dell’accensione delle candele, il Zemmach Zedek pronunciò il maamàr: ‘S’u et rosh…avotam‘. Secondo il commento di Ibn Ezra, la parola s’u è interpretata nel senso di elevazione, come in “Ki tissà et rosh” (letteralmente “Quando solleverete la testa.”) Il significato, che si comprende da ciò, è che attraverso il servizio del radiare dell’anima nel corpo, si effettua un’elevazione nella testa (rosh) ed essenza dell’anima, come essa è in Alto (e cioè, prima della sua discesa nel mondo materiale e nel corpo; ‘come essa è in Alto’, si riferisce anche a quella parte dell’anima, che rimane sempre in “Alto”, e non discende nel corpo). Egli spiegò, poi, alcuni versi della Torà ed affermazioni dello Zohar e del Midràsh.

Shabàt, a mezzogiorno, il Rebbe pronunciò il maamàr: ‘V’eirastich‘, la cui elaborazione è stampata nel Likutèi Torà. Il giorno successivo, il primo giorno di Shavuòt, egli pronunciò il maamàr: ‘V’hachachma mei’ayin timatzei‘, che è la seconda elaborazione sul soggetto di tisperù chamishim yom (conterete cinquanta giorni), stampata in Likutèi Torà.

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