HaYomYom: Lunedì, 10 Iyàr 5780

Sabato                                                     10 Iyàr                                                    5703

      25° giorno dell’omer

È nostro uso intingere il pezzo di pane (per l’hamozì) nel sale, per tre volte, e non di spargere il sale sul pane.

Durante il pasto festivo del secondo giorno di Shavuòt del 5621 (1861), il Zemmach Zedek narrò ciò che segue: Durante il pasto festivo del secondo giorno di Shavuòt del 5555 (1795), mio nonno (l’Admòr HaZakèn) disse: Durante il pasto festivo del secondo giorno di Shavuòt del 5528 (1768), il mio santo padrone e maestro (il Magghìd di Mezritch) disse: “E conterete per voi”, usfartèm lachèm. La parola usfartèm, ‘e conterete’, ha la radice di sapirùt, splendore e luminosità. Usfartèm lachèm: il vostro lachèm, il ‘voi stessi’, deve essere luminoso. Il Zemmazh Zedek continuò il suo racconto: Mio nonno (l’Admòr HaZakèn), allora, appoggiò la testa sulle sue mani e cantò il nigùn (melodia) delle Quattro Stanze con profonda dvekùt (devozione, comunione con D-O). Dopo di ciò, egli sollevò la testa e disse, in tono interrogativo: “E con cosa uno deve illuminare il lachèm?” – e, senza fermarsi, continuò, in tono di risposta: “Con le sette settimane complete (letteralmente: “…sette…Sabati”), e cioè, raffinando i propri sette attributi emozionali, ognuno dei quali è incorporato in tutti e sette. I sette attributi stessi dovranno diventare ‘sette Sabati’, in quanto il Sabato non necessita di alcun raffinamento.”

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