HaYomYom: Domenica, 24 Kislèv 5779

Giovedì                                            24 Kislèv, Vigilia di Chanukkà                            5703

(Continua da 23 Kislèv) Una spiegazione dei tre versi iniziali di lechu nerannenà, in un modo comprensibile a chiunque, è la seguente: mercoledì, noi cominciamo a pensare: ‘Cosa avremo per Shabàt?’ Questa è una preoccupazione sia in senso letterale che in senso spirituale, “come possiamo (fare) Shabàt” (cioè, fare un vero Shabàt)? Dopotutto, ogni Ebreo è una persona del tutto differente a Shabàt, rispetto ad un qualsiasi altro giorno della settimana. Ci ritroviamo, allora, in una condizione di abbattimento. Arriva allora il consiglio: lechu nerannenà (andiamo a cantare), fede e fiducia. Arriva il giovedì, lo Shabàt è più vicino, e noi non abbiamo ancora niente, e, mentre siamo in una condizione, che non è propriamente quella di ‘cantare’, diventa chiaro che dobbiamo fare qualcosa. Noi studiamo allora Chassidùt, la notte del giovedì, così che venerdì possiamo sentire nel profondo che “…un D-O grande è HaShem e un grande Re…”; e con ciò un Ebreo “può fare Shabàt”.

A Minchà viene omessa la recita di Tachanùn.

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