D-O non vuole il nostro esilio


Tavò

Le parole di ammonizione che si trovano nella nostra parashà (Tavò), non sono esagerazioni e minacce atte a spaventarci, per non farci allontanare dalla strada di D-O. Queste ammonizioni sono profezie di cose che dovevano accadere in futuro. E di fatto, esse si sono verificate tutte, dopo la distruzione del Tempio, quando gli Ebrei andarono in esilio. Nella Ghemarà è scritto che D-O si è pentito di alcune delle cose che ha creato, e fra queste: l’esilio. Tutto quello che il Santo, benedetto Egli sia, ha creato nel mondo, lo ha creato per il Suo onore. Ogni creatura ha una qualità, ed in ogni cosa che D-O ha creato vi sono degli aspetti positivi. D-O non cambia idea, non decide all’improvviso, che qualcosa che ha fatto non và bene. Cosa s’intende, allora, con il fatto che il Santo, benedetto Egli sia, si pente? Nel fatto che nelle cose vi sono dei lati negativi. Il pentimento di D-O è rivolto agli aspetti negativi presenti nelle creature. L’esilio non è una realtà, che ha esistenza di per sè. L’istinto del male è ciò che porta l’esilio, ciò che lo provoca. Quando noi ci lasciamo tentare dai suoi consigli e gli obbediamo, allora (si verifica ciò che è detto:) “a causa dei nostri peccati siamo stati esiliati dalla nostra terra”. Il Santo, benedetto Egli sia, non ha creato l’esilio come entità autonoma; tutta la sua esistenza, infatti, dipende dal servizio dell’uomo: se egli peccherà, verrà su di lui l’esilio.

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      L’istinto del male, che è cosa negativa, non verrà annullato nel futuro a venire, al tempo della Gheulà. Tutto ciò che D-O ha creato è eterno. Di fatto, tutto il male dell’istinto del male si annullerà completamente, mentre l’istinto, di per se stesso, la sua forza e la sua vitalità, continueranno ad esistere anche allora. L’istinto del male si trasformerà in bene! Quando l’Ebreo vince l’istinto del male, non lo sta ad ascoltare e si guarda dal peccare, già allora emerge da esso un’utilità. Vincendo l’istinto del male, l’Ebreo si eleva ad un livello più alto. Il vero valore dell’istinto del male, comunque, si rivelerà nel futuro a venire, quando la sua intera essenza si tramuterà, il male contenuto in esso sarà cancellato e tutta la sua forza verrà sfruttata per il bene. Così anche per quel che riguarda l’esilio. Quando gli Ebrei servono D-O e compiono le mizvòt nel periodo dell’esilio, essi raggiungono in questo modo livelli elevati. Nell’esilio si rivela la dedizione fino al sacrificio dell’Ebreo. Il vero valore dell’esilio, però, si rivelerà quando esso stesso si trasformerà in una cosa buona. Tutto il male che esso comprende si annullerà completamente e l’esilio stesso sarà una cosa buona.

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     Noi dobbiamo ricordarci sempre che l’esilio è una cosa della quale D-O si pente. L’esilio è una condizione nella quale D-O non vuole che noi ci troviamo. La Ghemarà ci racconta che D-O si pente, affinchè anche noi non ci si possa sentire soddisfatti della situazione. Se qualcuno sente che l’esilio gli va bene, se egli sente che questa è una condizione che gli è comoda, ciò è, invero, il contrario della volontà di D-O! D-O si pente dell’esilio ogni giorno. Con questo, noi non dobbiamo cadere nella melanconia. Non bisogna assolutamente scoraggiarsi! L’esilio non è una realtà vera, a se stante. Fra poco l’esilio sarà completamente annullato e trasformato in bene. In particolare nella nostra generazione, che ci trova così vicini alla Gheulà, noi dobbiamo aumentare nel nostro studio della Torà  e nella nostra pratica delle mizvòt, al fine di scacciare al più presto il buio dell’esilio.

(Riassunto da ‘Likutèi Sichòt’, vol. 24, pag. 167 – 176)

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