D-O appare ad ogni Ebreo



Il vero significato della malattia Una spiegazione più profonda emerge da un’analisi che tratta l’origine dello stato di malattia. Il Zemmach Zedek (terzo Rebbe di Chabad) afferma che la malattia del corpo ha origine dall’anima che è malata d’amore, per il grande desiderio di attaccarsi a D-O. (Il termine Ebraico per ‘malato’ è cholè, che equivale numericamente a 49. Vi sono ‘50 Porte della Conoscenza’. Quando, quindi, una persona arriva solo alla quarantanovesima, egli diviene malato, in quanto agogna al raggiungimento della completezza, che gli manca). La guarigione di questo ‘male’ avviene per mezzo della rivelarsi di D-O, ed è secondo ciò, che il Ramban spiega come, nella nostra parashà, la rivelazione Divina guarì Avraham dal malessere dovuto alla circoncisione. Ora si può comprendere il nesso fra il rivelarsi di D-O e l’atto di visitare il malato. Attraverso la circoncisione, Avraham aveva raggiunto un elevato livello spirituale, la Quarantanovesima Porta della Conoscenza. Ciò lo rese malato, ‘malato d’amore’, per il desiderio di arrivare al cinquantesimo livello. Approfondiamo, ora, ancora di più la nostra comprensione: la mizvà della circoncisione venne dopo il servizio, svolto da Avraham, di lasciare ‘la propria terra’, ‘il paese dove era nato’ e ‘la casa di suo padre’; dopo aver abbandonato, cioè, il suo stato precedente (anche quando esso fosse stato spiritualmente elevato), al fine di andare alla ‘terra che Io (D-O) ti mostrerò’, e diventare ‘uno’ con la volontà Divina. La mizvà della circoncisione dimostra quanto questa unione con D-O si rifletta in ‘un patto nella vostra carne’. Ciò portò Avraham ad un livello di perfezione. Questa perfezione, però, riflettè solo la perfezione che può essere raggiunta da un essere creato, utilizzando le proprie forze (che possono farlo arrivare solo fino alla Quarantanovesima Porta della Conoscenza). Da qui si rende possibile lo stato di malattia, poichè la Cinquantesima Porta alla quale si agogna resta fuori dalla portata dello sforzo umano. Fu proprio, quindi, la massima perfezione possibile raggiunta da Avraham (49) con il suo sforzo, che lo portò al desiderio  così ardente di raggiungere il livello superiore a lui (50). Questo desiderio fu così intenso, che egli diventò ‘malato d’amore’, fino a che il suo corpo stesso divenne malato.

La rivelazione del cinquantesimo livello Ciò che guarì Avraham, fu la rivelazione Divina, la rivelazione, cioè, del cinquantesimo livello. I termini usati dalla Torà per dire che ‘D-O gli apparve’ mostrano di essere stati scelti per il particolare significato che ognuno di essi ha. ‘Vayerà’ (apparve) implica che la rivelazione fu diretta e manifesta. ‘Elàv’ (a lui) implica che la rivelazione permeò l’intero essere di Avraham.  Ciò vuol dire che la sua esistenza non fu annullata dall’incredibile potenza della rivelazione, ma che, piuttosto, egli fu in grado di recepirla e farla propria. ‘Havaye’ è il più sublime dei nomi di D-O. La rivelazione giunse ad Avraham dal livello più elevato della Divinità. Prendendo questi tre concetti nel loro insieme, noi vediamo che la rivelazione del più alto livello della Divinità si manifestò nel modo più completo, fino a permeare la totalità dell’essere di Avraham. Una rivelazione così elevata e completa è possibile solo in quanto emanata dal cinquantesimo livello, il livello che trascende ogni quadro di riferimento concernente gli esseri creati. Il cinquantesimo livello è un semplice punto, completamente al di sopra di ogni dimensione, che include, tuttavia, dentro di sé ogni lunghezza, larghezza e profondità che si trova in ciascuna creatura nel regno spirituale. Questo punto rappresenta, secondo le parole del Rambam, “la verità del Suo essere,” dal quale “vengono portate in essere tutte le entità esistenti.”

L’apparizione di D-O riguarda ogni Ebreo Per quel che riguarda noi ed il nostro servizio, si può dire che, nonostante una persona debba preparare se stessa a ricevere il cinquantesimo livello attraverso il proprio annullamento, la ‘malattia d’amore’, cioè, descritta precedentemente, la rivelazione di questo cinquantesimo livello non annulla, tuttavia, l’esistenza personale dell’individuo. Essa permea, piuttosto, il suo intero essere. Dal momento che “il popolo Ebraico ed il Santo, benedetto Egli sia, sono una cosa sola,” l’essenza di D-O si riflette nell’Ebreo. Ogni Ebreo poi, in quanto discendente di Avraham, è l’erede eterno del patto stabilito fra D-O ed Avraham ed ogni Ebreo è anche l’erede eterno della fortuna spirituale di Avraham. Per questo noi dobbiamo tenere a mente che, così come D-O apparve ad Avraham, Egli appare anche a noi, sia che noi lo percepiamo sia che no! Resta allora la domanda: come aprire gli occhi e vederLo? A questa domanda, il Zemmach Zèdek rispose al Rebbe Rashab, che è necessario  lavorare su noi stessi, per “meritare” ciò. Noi dobbiamo sforzarci di divenire in grado di vedere con i nostri occhi l’apparizione Divina. Per questo l’Ebreo deve soprattutto arrivare a desiderare la rivelazione di questa apparizione con tutto il suo essere, così come questo desiderio portò il Rebbe Rashab alle lacrime, quando egli era ancora solo un bambino. La forza di questo desiderio ci porterà a raffinare noi stessi, attraverso la decisione di “circoncidere” noi stessi, di santificare, cioè, anche il nostro corpo e le cose materiali che sono in nostro possesso, per renderli recipienti adatti alla rivelazione Divina. (Shabàt parashà Vayera, 20 Marcheshvàn 5750 e Sefer HaSichòt 5752, pag. 85-86)


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