Chi si intende meglio di affari?

Un uomo d'affari di successo, pieno di esperienza, si ritrova a ricevere consigli dal Rebbe, proprio nel campo degli affari. Come è possibile che il Rebbe capisca di queste cose? Certo è meglio dar retta solo ai suoi consigli in campo spirituale, poiché di questo, in genere , si occupa un Rebbe. "Agli affari ci penso io", decise quell'uomo, solo che...



Molti anni fa, Michael abitava in Tunisia, il Paese in cui era nato. Molti e svariati  erano gli affari di cui si occupava, ed in tutti vedeva una grande riuscita. Come membro della comunità Ebraica, poté venire a conoscenza delle molte attività ed iniziative portate avanti da rav Nissan Pinson, emissario locale del Rebbe di Lubàvich, già da molti anni. Non solo Michael era al corrente di tutte le attività, ma ne era diventato anche un fervente sostenitore, entusiasta com’era di tutta l’opera di Chabad. Il suo sostegno economico fu così sostanziale, da permettere la fondazione ed il mantenimento di vari istituti ed attività.

     “Un giorno” racconta Michael “accadde qualcosa, che cambiò la mia opinione e spense il mio entusiasmo per il Rebbe e per Chabad. Era arrivata al mio orecchio la voce, che un mio concittadino Ebreo aveva chiesto al Rebbe, se andare a vivere in Israele e aveva ricevuto una risposta negativa. Interpretai ciò nel modo peggiore, come se il Rebbe fosse anti-Israeliano e si opponesse al trasferimento di Ebrei in Israele. La cosa mi diede così fastidio, che decisi su due piedi di interrompere immediatamente ogni mio sostegno alle attività di rav Pinson.”  Molto presto rav Pinson cominciò ad avvertire la mancanza delle offerte di Michael, e non capì cosa fosse successo.

      “Egli si mise in contatto con me” racconta Michael “ed io gli spiegai bene la mia posizione. ‘Cerchi di capire, rav Pinser, con tutto il rispetto che io le  porto, non mi sento proprio in grado di dare il mio sostegno ad attività svolte in nome di un uomo, la cui visione del mondo mi delude così.’ “Rav Pinson cercò di far capire a Michael in quale errore fosse caduto e come l’ultima persona, che potesse essere vista come anti-Israeliana, fosse proprio il Rebbe. “L’amore del Rebbe per la Terra d’Israele è cosa risaputa”, disse rav Pinser, con emozione. Le sue parole, però, caddero nel vuoto. Michael non poteva capire, come un grande amore per la Terra d’Israele potesse accompagnarsi ad un’opposizione, davanti all’intenzione di un Ebreo di trasferirvisi.

     Rav Pinson vide quanto fosse impossibile convincere Michael, e decise quindi di consigliargli di formarsi un’opinione in un modo più diretto. “Vai di persona dal Rebbe, chiedi un incontro privato e chiarisci con lui la questione.” L’idea conquistò Michael ed egli la accolse con entusiasmo. Non molto tempo dopo, Michael si trovò sull’aereo, che doveva portarlo a NewYork. Racconta Michael: “Seguendo le istruzioni di rav Pinser, arrivai alla segreteria del Rebbe, dove mi venne fissato  un incontro. Ero parecchio emozionato. A dire il vero, mi preparavo ad una vera e propria disputa col Rebbe. Avevo in programma di trasferirmi io stesso in Israele, ed ero certo che il Rebbe si sarebbe dichiarato contrario. Perché avrebbe dovuto rispondermi in modo diverso da come aveva fatto, alla stessa domanda, che gli era stata rivolta dal mio concittadino? Di fatto, però, mi aspettava una grossa sorpresa…

      Nell’incontro, il Rebbe mi disse che, se era mia intenzione trasferirmi in Israele, lui mi dava la sua benedizione per ciò! Rimasi sbalordito. Quelle erano le ultime parole che mi sarei aspettato di sentire. All’improvviso mi resi conto, che tutta la mia interpretazione della posizione del Rebbe sulla questione della Terra d’Israele, era completamente sbagliata. Dopo avermi dato la sua benedizione, il Rebbe si interessò anche del mio futuro, di che cosa intendevo occuparmi in Israele, per quel che avrebbe riguardato la mia fonte di guadagno.

      Raccontai al Rebbe i miei progetti economici per il futuro: entrare in società con una compagnia che si stava affermando e, come seconda cosa, occuparmi di un nuovo settore: la costruzione di alberghi. Per quel che riguarda il mio primo progetto, il Rebbe espresse un parere contrario, e cioè mi disse di non fare la società, senza aggiungere altri particolari. Per quel che riguardava il secondo progetto, il Rebbe si espresse in due direzioni: alberghi sì, costruzione no. Il Rebbe consigliò di acquistare alberghi già esistenti, e non di costruirne di nuovi. Uscii dalla stanza del Rebbe con emozioni contrastanti. Da un lato ero completamente soddisfatto e molto contento della risposta del Rebbe a proposito del mio trasferimento in Israele e della sua benedizione in proposito. Non mi piacquero però i suoi consigli riguardo agli affari. Cosa capisce il Rebbe di affari? Il Rebbe, così pensavo, deve avere opinioni per quel che riguarda le cose spirituali. Ma, affari!? Che nesso c’è fra il Rebbe e l’economia? Dopotutto non ero un novellino nel mondo degli affari, e ritenevo che le mie decisioni nel campo valessero di più di quelle del Rebbe. Decisi quindi dentro di me, di non tenere in considerazione l’opinione del Rebbe e di agire secondo quanto avevo programmato.

    “Non molto tempo dopo, Michael si trasferì in Israele. Egli si apprestò allora a concludere la società con gli uomini d’affari, con cui aveva già preso contatto. Tutto era ormai pronto e non mancava che apporre le firme al contratto, contratto su cui il Rebbe si era espresso in forma negativa. Michael continua: “Mentre eravamo seduti davanti ai documenti, pronti alla firma, udii uno degli uomini d’affari, che stavano di fronte a me, rivolgere ad un suo aiutante alcune parole, che mi fecero mettere in guardia. La cosa cominciava a non convincermi. Quando gli chiesi spiegazione delle parole che avevo sentito un attimo prima, lo vidi per un attimo imbarazzato e confuso. Questo mi bastò. Decisi di uscire dall’affare. Io, il grande esperto in affari, compresi in quel momento, che il Rebbe di Lubàvich si intende di affari più di me…

      Anche per quel che riguarda gli alberghi, fui ‘ribelle’. Non ascoltai le parole del Rebbe ed ora me ne pento. Costruii più di un albergo, ma sempre senza riuscire a guadagnarci. Al contrario, tutti gli alberghi già esistenti che acquistai, mi resero profitti con grande abbondanza, mostrandomi che su di essi vi era proprio benedizione. Io sono certo che, nonostante la mia disobbedienza, il Rebbe mi ama”, conclude Michael. “I guadagni ricavati dagli alberghi che ho acquistato, infatti, hanno coperto largamente le perdite subite da quelli che ho costruito…”

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