Bisogna pensare da soli


Una cosa ovvia Si pone però a questo punto una domanda: se il comportamento da seguire doveva essere comunque questo, perché non fu D-O Stesso a comandare l’invio di esploratori? Se, infatti, secondo la Torà si dovevano mandare degli esploratori, perché D-O lasciò la cosa alla decisione di Moshè e, anche dopo che questi la propose, gli disse: “Manda per te – secondo il tuo parere”? La risposta è semplice: proprio perché ciò era richiesto dalla natura stessa delle cose, essendo ovvio che bisognasse prepararsi alla conquista della terra nella migliore maniera naturale possibile, non vi era alcun bisogno che D-O lo specificasse. E non solo non era necessario che D-O lo dicesse, ma è volontà stessa di D-O che l’uomo si sforzi e pensi da solo a quale sia la via migliore e più completa da seguire per attuare i comandi Divini.

Un compito eterno Da questo tema della parashà degli esploratori è possibile ricavare un insegnamento sempre valido: come al nostro popolo che uscì dall’Egitto fu comandato di conquistare la terra di Canaan e di trasformarla nella Terra d’Israele, nel suo significato concettuale, questo compito è affidato ad ogni Ebreo in ogni generazione. D-O ci comanda di “conquistare” la materialità del mondo e di metterla al servizio della santità. Noi potremmo pensare di dover aspettare un ordine particolare in relazione ad ogni diversa circostanza e attendere così che il “Moshè” della generazione ci dica esattamente dove andare, cosa dire e cosa fare. La Torà ci insegna che dobbiamo invece impegnarci e pensare da soli. Ognuno deve guardarsi intorno, notare egli stesso le possibilità che gli si presentano e decidere per conto proprio quale sia la via migliore da seguire per adempiere alla volontà Divina e “conquistare” il mondo, sottomettendolo al regno della santità.

Non mettere in dubbio Parallelamente a ciò, bisogna anche ricordarsi l’insegnamento principale della parashà degli esploratori. Quando siamo mandati a valutare come compiere la missione, non ci è richiesto di esprimere un’opinione sulla missione stessa. L’errore degli esploratori fu quello di decidere che il compito in generale fosse troppo arduo. In questo essi peccarono, poiché non a questo scopo furono inviati. Sul compito stesso che è affidato all’Ebreo, non vi devono essere dubbi. Anche le vie per realizzarlo devono accordarsi alle leggi della Torà e ai comandi di D-O. Ognuno, tuttavia, deve attivare da solo la propria intelligenza e la propria comprensione e trovare con le proprie forze la via migliore per adempiere alla volontà Divina.

(Sefer haSichòt 5748, vol. 2, pag. 490)

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