Alzare la propria mano


C’è sempre un lato positivo Dal momento che la Torà è precedente alla creazione del mondo, stato nel quale il male ed il peccato non esistono, noi dobbiamo dire che in ogni aspetto della Torà deve esservi anche una dimensione più profonda, che è completamente buona. Così, anche l’alzare la mano contro il prossimo può essere spiegato in un modo del tutto positivo. Vi sono di fatto diverse spiegazioni possibili: quando una persona “alza la propria mano” per tagliare un’altro, come fase di un’operazione chirurgica destinata a salvare una vita, per esempio, questo stesso atto è allora interamente per il bene. Inoltre, alla luce della spiegazione data precedentemente, che il male insito nell’atto di alzare la propria mano è dovuto al fatto che quest’uso della mano contrasta con lo scopo per cui è stata creata, noi possiamo dire che la stessa cosa può avvenire in senso positivo. Ciò significa che una persona può usare la propria mano per fare del bene in una maniera ‘innaturale’, come quando, per esempio, il suo livello del ‘dare’, va molto al di là di quanto farebbe, seguendo la sua inclinazione ‘naturale’. Facendo così, egli “alza” la propria mano, per così dire, ad un livello spirituale più elevato, così che ora dà al suo prossimo anche più del necessario. Noi vediamo così che vi sono due modi per provvedere ai bisogni del nostro prossimo: “Dare alla persona ciò che le manca,” e “rendere l’altra persona ricca.”

Un doppio insegnamento Qui si trova un insegnamento pratico per la nostra stessa vita: accanto all’istruzione chiara che noi riceviamo di tenerci lontani da ogni parvenza di violenza contro il nostro prossimo, vi è anche l’insegnamento che noi dobbiamo apprendere riguardo all’alzare la propria mano in senso positivo. Noi dobbiamo notare i bisogni degli altri e comportarci con loro con atti di bontà, in un modo che vada al di là della nostra inclinazione naturale. E noi dobbiamo fare questo, in modo da ‘elevare’ le nostre mani, ed il nostro stesso essere, ad un livello che supera ogni limite. (Da Likutèi Sichòt, vol. 31, pag. 1-7)

#Shemòt

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