Al di là della logica (Chukkàt)

Chukkàt  (a)

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    “Chòk” (decreto), ha il significato, anche, di “incisione”.

    È possibile scrivere delle lettere con l’inchiostro su di una pergamena, ed è possibile scolpire delle lettere in una pietra. Mentre le lettere scritte sono un qualcosa, che si aggiunge alla pergamena, le lettere scolpite sulla pietra ne divengono una parte inscindibile. La pietra e le lettere diventano una cosa sola.

    Esistono due tipi di incisione:

   1) Le lettere vengono incise nella pietra, esse hanno una presa sulla pietra. In questo senso, esse assomigliano un po’alle lettere scritte. 2) Le lettere vengono scolpite, in modo da trapassare la pietra, da parte a parte, come fu per le Tavole del Patto. Le lettere erano scolpite nella pietra, in modo da produrre in essa uno spazio vuoto. In questo tipo di incisione, le lettere non hanno alcuna presa sulla pietra. Non esiste alcun collegamento tra le lettere e la pietra, sulla quale sono state incise. Esse sono molto più elevate.

     Le due diverse forme di incisione alludono ai due tipi di statuti. L’incisione che si opera sulla superficie della pietra, allude a quegli statuti, che lasciano un minimo di spazio alla logica, dei quali l’intelletto può afferrare qualcosa.

   L’incisione, che passa la pietra da parte a parte, allude a quel tipo di statuto, che l’intelletto non può minimamente afferrare. “Questa è lo statuto della Torà”: la Mucca Rossa.

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     L’Ebreo, per sua natura, vuole fare la volontà di D-O. Questa natura, nell’Ebreo, ha origine dall’Essenza stessa della sua anima, che è al di sopra del suo intelletto. Questa natura si manifesta, in particolare, proprio quando l’Ebreo osserva gli ‘statuti’.

     Quando l’Ebreo adempie a quei precetti che hanno un senso logico, non viene ad esprimersi in modo manifesto la volontà che gli deriva dall’Essenza dell’anima, dato che, in questo caso, interviene l’intelletto, che viene ad oscurare, in parte, la purezza della vera volontà dell’Ebreo, che vuole realizzare soltanto la volontà del Signore Benedetto, senza alcun’altra intrusione.

      Quando, invece, l’Ebreo mette in atto gli statuti, come lettere incise da parte a parte, senza alcuna relazione con la logica, allora si rivela la sua vera volontà, che ha origine dall’Essenza della sua anima.

(Riassunto da ‘Likutei Sichòt’, parte 8, pag. 123 – 133)

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