Ahavàt Israel

Kedoshìm (b)


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Come ci si deve impegnare nell’Ahavàt Israel? Come un commerciante che ha un’impresa. Egli non se ne sta a casa con la sua merce, aspettando che qualcuno venga a sapere che egli possiede della merce, senta della qualità di questa merce, e venga a comprarla. Non è così che si costruisce un’impresa! Un commerciante che è interessato a vendere la propria merce, apre un negozio in una zona dove c’è molto passaggio, e appende davanti al negozio un’insegna, che dichiara quale sia la merce che viene venduta. Il commerciante non si accontenta di ciò. Egli va in giro a pubblicizzare la sua merce, racconta i suoi pregi, convince la gente a comprare da lui. Il commerciante si da un gran da fare perchè comprino quanta più merce possibile. Così bisogna impegnarsi nell’Ahavàt Israel. Non bisogna starsene seduti ad aspettare che si presenti forse un’occasione di adempiere a questo precetto, che forse venga qualcuno e domandi. Bisogna cercare i compratori e convincerli a comprare, come fa un commerciante riuscito. Bisogna sforzarsi in ogni modo di poter fare un favore ad un altro Ebreo, di concedere con abbondanza ad un altro Ebreo di ciò che noi possediamo. Spiegare ad ogni Ebreo quanto preziosi siano la Torà ed i precetti, preoccuparci affinchè egli studi Chassidùt. E non accontentarci di ciò!  L’influenza sull’Ebreo deve essere tale da fare in modo che egli stesso incominci ad influenzare altri Ebrei!

(Riassunto da Likutèi Sichòt, vol. 1, pag. 260 – 261)

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