Affrontare Par’ò

Una doppia sfida 


Nel macrocosmo

Uno dei compiti dell’umanità è quello di utilizzare tutti gli elementi del mondo, a scopo positivo. Ogni elemento esistente contiene in sé scintille Divine, che si nascondono nella natura materiale della nostra esistenza. Usando questi oggetti per un fine spirituale, come mangiare un pasto con l’intento di utilizzare le energie prodotte dal cibo per servire D-O, noi creiamo un accesso all’energia Divina che si veste di queste entità materiali, e le consentiamo di esprimersi. Questo obiettivo deve essere messo in pratica in modo molto particolareggiato, tenendo in conto i dettagli di ogni situazione, così come essa si presenta. Vi è tuttavia un secondo e più generale obiettivo ai nostri sforzi di accrescere il nostro altruismo. L’esistenza materiale, infatti, incoraggia l’egocentrismo, ed il compito dell’uomo è quello di spezzare queste barriere e rivelare la verità interiore. Il termine ‘spezzare’ viene usato qui deliberatamente, poiché in relazione all’egocentrismo, per esprimerci con un detto del Talmùd, “la sua distruzione è la sua purificazione”. I nostri desideri possono essere reindirizzati, dirottandoli da scopi indesiderabili verso una direzione positiva, ma l’approccio di base dell’egocentrismo, che caratterizza l’esistenza materiale, deve essere spezzato. Il puro egoismo non contiene alcuna qualità, che possa essere redenta.

L’effetto delle piaghe

L’Egitto, Mizràim in Ebraico, serve da analogia per l’esistenza materiale nel suo complesso. Infatti, entrambi i temi di cui si è parlato si riflettono nella storia dell’Esodo. I miracoli che D-O compì in Egitto ebbero due obiettivi: 1) costringere il Par’ò (il Faraone) a lasciare andare gli Ebrei e far sì che alla loro partenza “ogni uomo chiedesse al proprio compagno ed ogni donna alla propria vicina oggetti d’oro ed oggetti d’argento”, così da “spogliare l’Egitto delle sue ricchezze”. Ciò riflette lo sforzo degli Ebrei di purificare le scintille di santità nascoste nell’Egitto, permettendo a queste risorse di bene di trovare un’espressione positiva. 2) Far sì che “tu possa raccontare alle orecchie di tuo figlio e di tuo nipote come ho messo in ridicolo gli egiziani e i segni miracolosi che ho compiuto in mezzo a loro”. Par’ò si identifica con il suo ostinato vantarsi: “Io non conosco l’Eterno” e “il Nilo è mio ed io me lo sono fatto”, che rinnega l’infuenza Divina nel nostro mondo e la rimpiazza con l’egocentrismo. Lo scopo fondamentale delle piaghe fu quello di negare questo approccio, di manifestare apertamente il Divino, così che ognuno Lo possa vedere, spezzando in questo modo l’orgoglio di Par’ò e del suo popolo. D-O persistette in questo sforzo fino a che l’orgoglio di Par’ò fu spezzato ed egli stesso andò da Moshè a supplicare la clemenza Divina. Personalmente, Par’ò sarebbe stato pronto a lasciare andare gli Ebrei già dopo le prime piaghe. Egli fu invece trattenuto e le piaghe continuarono, poichè D-O indurì il suo cuore. Perchè ciò fu necessario? Se Par’ò avesse lasciato andare prima gli Ebrei, lui e la sua nazione non sarebbero stati così duramente umiliati. In questo caso, però, la purificazione delle scintille Divine nascoste nell’Egitto si sarebbe compiuta, ma il potere che si era opposto a D-O sarebbe rimasto intatto. Le piaghe continuarono fino a quando “l’Egitto saprà che Io sono l’Eterno” e l’approccio egocentrico rappresentato dal suo re fosse stato distrutto.

Arrivare al centro

Come l’annientamento di Par’ò dovette essere totale, in senso personale, così la negazione dell’approccio egocentrico da lui rappresentata deve essere completa, fino a comprendere ogni aspetto del nostro essere. Questa dimensione la si trova riflessa nel nome della parashà: Bo. Il significato più comune di Bo è ‘vieni’, ma vuol dire anche ‘entra’ o ‘penetra’. A Moshè venne comandato di penetrare fino alla parte più centrale ed essenziale di Par’ò e di annientare la sua potenza. Come dice lo Zohar, D-O lo fece entrare, stanza dopo stanza, fino a penetrare il cuore stesso del palazzo di Par’ò.

Vieni con Me

A Moshè venne dato il comando di affrontare Par’ò  e di annientare la sua influenza , in quanto il compito di annientare l’egocentrismo è una dimensione fondamentale del servizio Divino dell’uomo. All’uomo è stata affidata la missione di fare di questo mondo una dimora per D-O, e ciò è possibile solo quando l’egocentrismo è annientato. Un arrogante egoismo, infatti, impedisce alla Presenza Divina di  manifestarsi. Purtuttavia, questo annullamento del sè non può essere raggiunto dall’uomo con le sue sole forze; ciò sta solo nelle mani di D-O. Per questa ragione Moshè fu riluttante al comando di D-O; egli realizzò come la sfida fosse al di sopra delle proprie forze. Fu per questo che D-O gli disse: “Vieni da Par’ò”, ossia vieni con Me, e non “vai da Par’ò”. D-O avrebbe affrontato Par’ò insieme a Moshè. Moshè non rifuggì dalle responsabilità. Egli voleva andare, ma non sulla base della propria forza. Con la sua esitazione, egli sollecitò l’aiuto Divino, evidenziando il fatto che avrebbe agito solo come un agente, e che la forza di annullare l’orgoglio di Par’ò sarebbe stata quella di D-O.

La dinamica della Redenzione

Penetrare ed annientare la dimensione egocentrica rappresentata da Par’ò, rende possibile la rivelazione di una dimensione positiva. Per questo lo Zohar si riferisce alla Casa di Par’ò come al “luogo dove tutte le luci sono rivelate in modo sfrenato, (incontrollato).” Sviluppando questo concetto, vediamo come l’Esodo abbia un legame diretto con la Redenzione finale. Infatti, se gli Ebrei ne fossero stati meritevoli allora, subito dopo l’uscita dall’Egitto, essi sarebbero entrati nella Terra d’Israele, nella Redenzione finale. E l’intero periodo che va dall’Esodo fino alla Redenzione è considerato come “i giorni della vostra uscita dall’Egitto”. L’annientare l’egocentrismo di Par’ò e lo spezzare la costrizione prodotta dall’Egitto diede inizio (e così lo dà ad ognuno di noi, quando egli rivive l’Esodo in senso personale) ad una dinamica di rafforzamento, destinata a condurci oltre i limiti, fino alla Redenzione; possa essa realizzarsi subito!

(Adattato da Likutèi Sichòt vol. 21, pag. 48-49; vol. 31, pag. 32-33; Discorso di Shabàt parashà Bo, 5733 e 5751)

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