HaYomYom: Lunedì, 7 Tamùz 5780

Mio padre disse: “Nella Chassidùt, ‘l’inizio è impiantato nella fine e la fine è impiantata nell’inizio’. È questo lo stato degliigulìm, ‘cerchi’, senza inizio e senza fine. Nonostante ciò, l’ordine è l’essenziale. Il Baal Shem Tov era metodico ed ordinato. Il Magghìd, il suo successore, insisteva sull’ordine. E mio bisnonno, l’Admòr HaZakèn, insegnò aichassidìmad essere ordinati. Si può vedere ciò nei suoimaamarìm, lettere e melodie.Chassidìmche avevano dei tempi fissi per venire dal Rebbe a Lyozna, e più tardi a Liadi, non avevano il permesso di cambiare questo programma, senza il consenso del Rebbe stesso. Ogni richiesta di cambiamento doveva essere giustificata da un motivo. Il Rebbe ave

Scegliere la nostra missione

Un pilastro della nostra fede Scrive il Rambam: “Ognuno può essere zadìk(giusto) come Moshè Rabbenu o malvagio come Yerovam… e non c’è proprio nessuno che lo costringa o decida per lui o che lo spinga a prendere una decisione anzichè un’altra. È bensì l’uomo e l’uomo soltanto a decidere da sè, di propria volontà, ed a scegliere la via che desidera…. E questo è uno dei principi fondamentali ed uno dei pilastri su cui poggia la Torà e la mizvà, come è detto: ‘Vedi, pongo oggi dinnanzi a te la vita ed il bene, e la morte ed il male’, … la scelta, cioè, è tua. Tra le possibili azioni umane, l’uomo può compiere quella che desidera, buona o cattiva che sia… il Creatore non usa coercizione alcuna s

HaYomYom: Domenica, 15 Sivàn 5780

Venerdì                                                      15 Sivàn                                               5703 All’inizio, l’Admòr HaZakèn pronunciava dei discorsi molto brevi, che suscitavano una tempesta nel cuore dell’ascoltatore, infiammando fortemente le sue emozioni. Essi venivano chiamati drachìm, “vie”. Più in là, i suoi discorsi si fecero un po’più lunghi, e presero il nome di igròt, “missive”. Nello stadio successivo di sviluppo, i suoi discorsi furono denominati toròt, “insegnamenti”, e costituirono, poi, la base per i maamarìm di Torà Or e Likutèi Torà. Più tardi, vennero degli insegnamenti più lunghi, chiamati ktavìm, “scritti”. Si trattava di esposizioni di relativ

HaYomYom: Sabato, 14 Sivàn 5780

Giovedì                                                       14 Sivàn                                               5703 Mettendo il tallìt katàn, al mattino, con mani “pulite” (ossia, dopo il lavaggio rituale delle mani) ed in un luogo dove può essere detta una benedizione, si reciti al mizvàt zizìt; (Lehitateif bezizìt va detto solo per un tallìt grande, che abbia la misura sufficiente per avvolgercisi). Se uno non dice la benedizione, quando indossa il tallìt katàn, allora, prima della preghiera, tenga in mano i quattro zizìt e dica in quel momento la benedizione. Se, però, sta per indossare il tallìt grande, non dovrà dire la benedizione per il tallìt katàn.

HaYomYom: Venerdì, 13 Sivàn 5780

Mercoledì                                                  13 Sivàn                                                5703 Il Zemmach Zèdek compose molte melodie. Egli studiava Torà ad alta voce e con una melodia. Accadeva che egli interrompesse i propri studi o la compilazione di  scritti di Chassidùt o di domande e risposte, per cantare una qualche melodia. Mio nonno raccontò che, dal suono della melodia del Zemmach Zèdek, egli sapeva di quale soggetto  si stava occupando in quel momento.

Ogni Ebreo è un sacerdote

Behaalotechà “Quando accendi i lumi” Ad Aharon haCohen fu ordinato di accendere ogni giorno la menorà (il candelabro), che si ergeva nel Santuario. Aharon haCohen accendeva la menorà in modo che la luce fosse perenne, come è scritto (Tezavvè 27, 20): “per mantenere la menorà sempre accesa”. Così come Aharon accendeva la luce nel Santuario, ad ogni Ebreo, è comandato di accendere una luce di Santità nella propria casa. Aharon era un Cohen, un Sacerdote, ed ogni Ebreo è come un sacerdote, secondo quanto è scritto (Itrò 19, 6): “E voi sarete per Me un regno di sacerdoti”. A partire dal Matàn Torà, il popolo d’Israele divenne un regno di sacerdoti, ed in esso ogni singolo Ebreo è un sacerdote. I

HaYomYom: Giovedì, 12 Sivàn 5780

Martedì                                                     12 Sivàn                                                5703 Nella benedizione shehakol: la yud di nihiyà ha una vocale kamàz, e non una vocale segòl. Mio padre scrisse in una lettera: “Ama la critica, poiché essa ti pone alla giusta altezza.”

HaYomYom: Mercoledì, 11 Sivàn 5780

Lunedì                                                      11 Sivàn                                                 5703 Dai discorsi di mio padre: Nel servizio Divino secondo la Chassidùt, sono compresi tutti i livelli… Il livello dei morti non richiede grandi spiegazioni. Esiste, però, anche, grazie a D-O, una resurrezione dei morti nel servizio spirituale. Un morto è freddo; non vi è nulla di più freddo dell’intelletto naturale, dell’intelletto umano. Quando l’intelligenza naturale afferra un concetto Divino, e gli attributi dell’intelletto restano impressionati e provano emozione per un piacere intellettuale, si tratta qui di una vera e propria “resurrezione dei morti”.

“Behaalotechà”, sette libri nella Torà.

‘Sette’ libri del Pentateuco La parashà Behaalotechà ha una caratteristica, che la rende diversa da ogni altra parashà della Torà: essa comprende dentro di sé tre libri! Come? È scritto nella Ghemarà che “Vaiehì binsoa haaròn“, i versi, cioè, 35 e 36 del capitolo 10 della parashà, sono “un libro che ha un importanza di per sè”. Secondo ciò, il libro Bamidbàr (il quarto libro del Pentateuco) si divide in tre libri: dall’inizio fino alla metà della parashà Behaalotechà – un libro; “Vaiehì binsoa…” – un altro libro; da lì fino alla fine del libro Bamidbàr – un terzo libro. In questo modo, noi abbiamo “sette libri della Torà”. Considerando questa divisione, il sesto libro (quello dopo “Vaiehì b

HaYomYom: Martedì, 10 Sivàn 5780

Domenica                                                10 Sivàn                                                  5703 L’Admòr HaZakèn rispose ad una persona, in yechidùt (udienza privata): “…Gli Ebrei sono chiamati lampade (neròt). Una lampada comprende un recipiente, lo stoppino, l’olio e la fiamma. Perché essa illumini, però, bisogna accendere la fiamma. Tu hai una buona lampada, ma ti manca ciò che l’accende. Colpendo con forza la pietra dell’anima animale, si sprigiona una scintilla, che accende il fuoco Divino.”

Il pane dal cielo

Operò una purificazione La manna viene chiamata dalla Torà ‘pane dal cielo’, tanto che c’è anche un’opinione secondo la quale su di essa venisse detta la benedizione “Che fai uscire il pane dal cielo”. La sua qualità consisteva nel fatto che non era necessario faticare per ottenerla, e anche che veniva assorbita interamente dal corpo, senza lasciare scorie. Questi pregi materiali venivano ad esprimere le sue qualità spirituali. La manna aveva dei poteri spirituali prodigiosi, in grado di operare una purificazione in coloro che la mangiavano. Per questo dissero i nostri Saggi: “La Torà non fu data da studiare se non a coloro che mangiavano la manna”. Questa influenza superiore ed elevata del

La profezia

La fede nel profeta, come principio di fede Uno dei temi principali che emergono nella parashà Behaalotechà, è quello della profezia. In due differenti episodi, la Torà ha occasione di definire ciò che qualifica un profeta e l’unicità di Moshè. Ciò serve come insegnamento a noi, in particolare oggi, dato che nei giorni di Moshiach, ogni Ebreo percepirà il Divino in modo profetico e tutti noi saremo allora riempiti della conoscenza di D-O. È vero, inoltre, che addirittura i giusti fra i gentili raggiungeranno un livello di profezia o di Ispirazione Divina. Isaia dichiara che: “La gloria di D-O sarà rivelata, ed ogni carne vedrà insieme, che la bocca di D-O ha parlato”. La fede nella profezia

HaYomYom: Lunedì, 9 Sivàn 5780

Sabato                                                     9 Sivàn                                                    5703 Il mondo necessita di un’atmosfera purificata. L’aria viene purificata solo da parole di Torà. Le parole della Torà costituiscono una protezione generale ed anche particolare, per ogni individuo. La divisione nei Sei Ordini della Mishnà, ai fini della loro memorizzazione, è intesa per “quando te ne vai per strada” (Devarim 6;7). Una Mishnà o due recitate a memoria, ovunque ci si trovi, in qualsiasi tipo di luogo ci si trovi, illuminerà il legame che esiste fra Israele e D-O. Le lettere MiSHNaH sono le stesse di NeSHaMaH (anima). È estremamente difficile trovare le parole

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